Un legge per pararsi il culo

Culo

L’unione tra PD e PDL, circa un mese fa, ha dato vita al nuovo governo presieduto da Enrico Letta. Nell’ultimo periodo i preparativi e le assegnazioni delle commissioni stanno scatenando tanti battibecchi e inquietudini nel Parlamento italiano, soprattutto nella decisione a chi assegnare la presidenza del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e della Vigilanza Rai. Nella commissione Affari è nato un pazzesco duo formato da Anna Finocchiaro, presidente della commissione, e da Luigi Zanda, presidente del gruppo Partito Democratico. Nelle ultime ore l’ultima è stato presentato un testo di nove articoli battezzato ddl anti-Movimento 5 Stelle. Un ddl, per chi non lo sapesse, è una bozza di disegno di legge che viene presentato in Parlamento. Il seguente disegno di legge si basa su due articoli della costituzione, il 2 e il 6, e avrebbe il compito di disciplinare la democrazia interna e la trasparenza dei partiti. La seguente proposta di legge avrebbe (ha) come fine di mettere fuori gioco i grillini e di conseguenza il Movimento 5 Stelle dalle prossime elezioni, perché diciamolo, il M5S rappresenta una pedina di scomodo in Parlamento e allora la buona reggina, Anna Finocchiaro cerca, spostandosi su ogni casella della nostra costituzione, che magari non ha mai sfogliato prima, di abbattere subdolamente il Movimento. Niente di più meschino e sleale. Solamente la proposta di lasciare milioni di italiani senza alcuna rappresentanza è vergognosa. Gli insulti non sono tardati a mancare; sulla pagina facebook della Finocchiaro le contestazioni sono molteplici: “Ti piace vincere facile” oppure “Tecnica Tafazzi”. Insomma Napolitano non dice nulla, il PDL non si esprime, il PD appoggerà sicuramente il seguente provvedimento legge, Barbara D’Urso che si sentirà realizzata e la soddisfazione di tutte le TV a trasmettere la caduta del Movimento fanno dell’Italia un paese allo sfracello e che davvero dovrebbe fare un lungo e inteso esame di coscienza.

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Si fa alla londinese!

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E ti ritrovi a notte fonda al piano di sopra di uno di quegli autobus rossi che hai sempre visto in cartolina o in televisione, seduto accanto a un tuo migliore amico dopo un venerdì sera che ti sembra un’oasi nel deserto dopo la settimana lavorativa, investito da fiumi di birra… pub… grandi amicizie coi tipi seduti allo sgabello di fianco. E ti ritrovi a lottare con una palpebra più tremolante dell’altra. Difficile tenere gli occhi aperti. Un’ora e mezza di viaggio per arrivare a destinazione. Dovresti rimanere vigile più che per paura di mancare la fermata, per il timore che si facciano incontri indesiderati. E mentre stai proprio per addormentarti, una persona di colore si avvicina e inizia a parlarti. Ti risvegli. Sei all’oscuro delle intenzioni del tizio. Il tempo di recuperare un minimo di lucidità e rimani fulminato dai suoi occhi verdi. 
Solo successivamente ti accorgi che siete accomunati dalle pinte di troppo bevute sul finale di serata. All’inizio sei quasi scocciato della sua presenza, poi ascoltando con attenzione quel fiume di parole che butta giù tutt’insieme, ti accorgi che inizia a parlarti di musica, del senso della vita e di come queste due cose siano correlate. 
Ti si apre davanti un mondo nuovo, una vita nuova, dove per ogni istante c’è una colonna sonora di sottofondo. Riproduzione casuale e, guarda caso, ritorna sempre la canzone più adatta per la situazione. 
E così come in questa visione un po’ frutto dell’alcool, un po’ come da un desiderio nascosto, non poteva mancare un po’ di musica su quell’autobus che viaggiava nel cuore della notte a tutta velocità, nel completo rispetto del codice stradale, come trasportato da forze misteriose. 
L’uomo estrae da una custodia, di cui fino a quel momento avevi ignorato la presenza, un sassofono, strizzi gli occhi per l’incredulità, li sfreghi ripetutamente, ma sembra tutto vero. 
Inizia a suonare. Si sentono le prime note: do fa do fa 
imagine there’s no heaven 
it’s easy if you try 
do fa do fa 
no hell below us above 
us only sky 
Quale miglior canzone per quel momento. Dal nulla ti accorgi che dai sedili davanti spuntano uno ad uno diversi passeggeri, Ti volti verso il tuo amico… vi guardate fissi negli occhi, increduli del momento e presi dall’attimo iniziate a cantare insieme a tutti quei misteriosi compagni di viaggio sulle note di quella straordinaria canzone come se foste amici da sempre, compagni di mille battaglie, uniti in una sola voce, come se fosse più quella casa tua, che il posto in cui sei cresciuto per una vita intera. I brani si susseguono, pian piano l’autobus si svuota e ti rendi conto che siete rimasti soltanto in tre: tu, il tuo migliore amico e un nuovo amico che non dimenticherai mai. L’autobus si arresta, fai in tempo ad accorgerti che è la tua fermata. Ma fai anche in tempo a salutare frettolosamente quella conoscenza che ti ha sconvolto la nottata. 
Ora, sotto la pensilina invasa dalle pubblicità, tu ed il tuo amico avete ancora un attimo di titubanza… gli occhi spalancati nella notte, incrduli. 
Ma è tutto vero… o è stato solo un sogno? 
Everything could happen in LONDON!

di Filippo Maria Callipo

Colui che non dev’essere nominato

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Nelle ultime ore, la notizia che più è stata riportata da quotidiani e TV (sopratutto, non per a noi oscuri motivi, nelle reti Mediaset), è stata la condanna di Berlusconi nella sentenza d’appello del processo Mediaset. L’accusa rivolta a Silvio Berlusconi, Presidente del Popolo della Libertà, è di frode fiscale nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, confermando i 4 anni in primo grado. Inoltre, i giudici hanno confermato i 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Questa sentenza mi auguro sia l’ultima, ma sicuramente non può essere considerata la prima. Infatti, il Cavaliere, di reati e sentenze se ne intende parecchio. La lunga “carriera giudiziaria” è inizia, nel lontano, 1979 con l’indagine svolta dalla Guardia di Finanza su presunti rapporti con società svizzere, nella quale sono stati anche imputati 3 militari, i quali pur avendo riscontrato delle anomalie tra i rapporti tra Berlusconi e le misteriose società svizzere, chiusero l’ispezione. I procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi sono molteplici e vari, ricordiamo per esempio: l’accusa di concorso in corruzione del 1989, l’accusa di falso in bilancio e appropriazione indebita, il reato di finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano guidato da Bettino Craxi,  l’accusa di aver concorso per aggiustare la sentenza del tribunale civile di Roma per la vendita della partecipazione azionaria della Società Meridionale di Elettricità (SME), la spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest, il processo per tangenti fiscali sulla pay-tv, l’indagine per diverse stragi dal 1992-1993, concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento alla prostituzione. La lista è davvero molto lunga, ma quello che rimane di fatto è che nessuno dei suddetti procedimenti penali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna. Tutti, e dico tutti, sono stati giustificati con la seguente affermazione: “E’ una persecuzione giudiziaria, nella quale è sempre coinvolta la Procura di Milano”. Riportata, ad effetto domino, da tutti i principali rappresentanti del PDL. Ora non per voler insinuare nulla, ma un cittadino, solamente indagato in tutta queste serie di processi, può continuare ad esercitare la professione di politico, cioè di rappresentante dello Stato? E’ possibile che la Procura di Milano ce l’abbia sempre con Silvio Berlusconi? Ci sarà un fondo di verità in tutti questi processi?

Punti di vista

punti di vista

Il mondo, la vita, le persone, è tutto questione di prospettiva
C’è chi vede il bicchiere mezzo vuoto e chi mezzo pieno.
Chi segue la massa, la mandria, il gregge.
Oppure, come il salmone, chi risale il fiume andando contro corrente.
Si può vivere straordinariamente nella propria ignoranza.
Qualcuno preferisce sentirsi un po’ più solo, ma vivere pienamente.
C’è chi vorrebbe crescere in fretta per sentirsi “più grandi”.
E chi è già adulto vorrebbe tornare giovane per sentirsi bimbo per sempre.
La maturità si raggiunge anagraficamente e con la patente.
O più semplicemente interiormente.
C’è chi preferisce stare con i propri coetanei, con gli amici di sempre.
E chi invece con persone più grandi che di te non sanno niente.
C’è la politica di destra o di sinistra.
Chi è conservatore e chi attivista.
Il ladrone e l’arrivista.
Chi ruba e viene arrestato.
E qualcuno che “mette mani al tuo portafoglio” per il bene dello Stato.
C’è chi vive sulla cresta dell’onda.
E la maggior parte del popolo che per poco non affonda.
Abbiamo un’Italia meravigliosa,
quella della costa
quella dell’entroterra.
Ci troviamo il terrone ed il polentone
Qualcuno, a poco dire, figlio della magna Grecia.
Altri a ben vedere figli di popoli barbari invasori.
Si festeggia l’unità d’Italia.
Ma i “pazzi” maledicono i mille e Garibaldi.
Ci sono famiglie che non aspettano altro che un cento e lode.
E chi si accontenta del 60 e del calcio nel posteriore,
che poi magari vai a vedere può darsi che diventi un affermato redattore..
o un esperto pallavolista, quasi un supereroe.
Si invidia la vita altrui,
non rendendosi invece conto di quanto sia difficile,
tanto che te la regalerebbe volentieri:
Ne farebbe a meno oggi e ieri.
Il mondo è pieno di gente.
Non è giusto o sbagliato.
Non c’è da giudicare,
condannare o salvare.
Forse bisogna solo immedesimarsi nei panni degli altri e considerare, valutare, ponderare.
Perché ogni punto di vista potrebbe essere un mito da sfatare.

di Filippo Maria Callipo

L’inizio di un sogno

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E’ proprio vero le cose più belle sono quelle che durano meno nel tempo. Ieri c’è stata, durante la conferenza stampa, presso il Palazzetto dello Sport, la conferma dal presidente Pippo Callipo, che per problemi di tipo economico è costretto a far retrocedere la squadra che con tanti sacrifici ha portato nella serie A. Una squadra che ha Vibo non era solo una squadra ma molto di più. La Tonno Callipo, a Vibo, era una fantastica realtà, un motivo di orgoglio per tutti i vibonesi ma anche per tutti i calabresi; forse una delle poche realtà che veramente funzionava nel territorio calabrese. La soppressione di questa “creatura” è stata per Pippo Callipo dolorosissima. Un dolore morale che il presidente ha tramutato in dolore fisico. Durante la conferenza non sono mancati richiami forti alle istituzioni che hanno abbandonato completamente questo “gioiellino”. Il presidente ha affermato che aiuti di tipo economico sono stati dati solamente da Gaetano Bruni. I suoi successori, dal presidente De Nisi in poi, hanno solamente rilasciato una delibera di 150 mila euro. E come dichiarato da Pippo Callipo: “Delibera è rimasta“. Un foglio di carta che la società non è mai riuscita ad incassare. Aiuti concreti sono stati dati solamente con la costruzione del vecchio e nuovo Palazzetto e con i costi dell’energia e del gas. Adesso però, dal 26 aprile, la società è dovuta subentrare nella fornitura della corrente elettrica, che è stata tagliata dal comune. I costi per sostenere un campionato di una stagione in A1 sono stati di 2 milioni di euro. 2 milioni di euro che, come ha specificato il presidente Callipo, sono stati gestiti con vera oculatezza e risparmio. Nella stagione 2012-2013 la società ha incassato 85 mila euro con le partite casalinghe, ricavi per la vendita di merchandising di 5 mila euro e sponsor per 50 mila euro. Che in totale fa 140 mila euro. Il costo effettivo per la società è pari a 1.860.000,00 euro. Poche, quasi assenti, sono state le partecipazioni delle istituzioni. Ma sopratutto poca è stata la partecipazione di una città, mi riferisco a Vibo e dintorni, che non ha saputo cogliere l’importanza che questa realtà significava per la Calabria. Questo periodo di crisi, che ha colpito persino il settore alimentare, ha portato il presidente a fare dei tagli alla sua ciliegina sulla torta, salvaguardando le centinaia di famiglie cha lavorano nella sua azienda. Una provincia assente ed una regione menefreghista ha portato la Tonno Callipo a questa decisione. Alla decisione di retrocedere. Non riesco a credere che non si sono potuti, in tutti questi anni, trovare dei fondi per aiutare la pallavolo a Vibo. Fondi che potevano essere spesi sicuramente meglio investendoli nella Tonno, che per Miss Italia a Reggio. Forse, la notizia più bella è che, la Tono non uscirà dal panorama pallavolistico ma retrocederà in B1. Nessuno ci vieterà di sognare e magari immagginare, tra due o tre anni, una Tonno di nuovo trionfante  in un campionato prestigioso come quello di A1.

Vendetta o giustizia?

Vendetta o Giustizia

Oggi durante le ore di lezione si è aperto un dibattito che aveva come argomento principale la violenza sulle donne e il femminicidio. Durante questa discussione non è tardata a presentarsi la notizia riguardante il 52enne di Cleveland accusato di avere tenuto segregate e avere violentato tre ragazze per un decennio. Durante appunto, questo confronto, dai toni molto accesi si sono formati due “partiti” opposti. Uno che sosteneva la pena di morte, l’altro che si opponeva fermamente a questa scelta sostenendo che, anche se questa persona, se così si può definire, venisse uccisa nessuno potrà ridare, ma sopratutto cancellare dalla memoria di queste ragazze 10 anni di soprusi e di violenza. Il voler procurarsi con le proprie mani vendetta è tipico dell’istinto umano ed è anche, da un certo punto di vista “giustificabile”. Io penso però che, a violenza non si risponde con violenza; alla fin fine la violenza porterà solamente altra sofferenza. A violenza si risponde con giustizia. Giustizia che ogni persona vittima di un reato deve avere per diritto oggettivo. A mio giudizio però, prima di parlare di giustizia si dovrebbe parlare di prevenzione. Prevenzione che è necessaria per ridurre al minimo episodi di questo tipo. In fin dei conti, se non si parte dalle fondamenta non si può pensare che una struttura regga. La prevenzione è il gradino più basso da cui uno Stato dovrebbe partire per far in modo che la società non debba aver bisogno di giustizia. Se lo Stato investisse di più sulle associazioni locali, ci sarebbe più prevenzione e di conseguenza meno crimini che determinerebbero l’eliminazione della vendetta.

Vorrei Concludere con un’aforismo di Francis Bacon che recita: Di certo, nel vendicarsi, un uomo è soltanto pari al suo nemico, ma ignorandolo gli è superiore poiché perdonare è da principe.

Minuti che si potevano risparmiare

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In tutti i campi e le manifestazioni sportive da oggi e per tutta la settimana si farà un minuto di silenzio in onore dell’ex Senatore a vita, Giulio Andreotti. Ad aver preso la decisione è stato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che ha giustificato la sua scelta dicendo: ”Lo riteniamo doveroso nei confronti di una figura che, al di là della sua formidabile carriera politica e a prescindere dai colori di partito, ha avuto grande merito nel difendere per un lunghissimo periodo l’autonomia del mondo dello sport”. Malagò inoltre ha aggiunto: ’Ricordiamo che Andreotti è stato il presidente del Comitato organizzatore di Roma ’60 ed è stato sottosegretario fino all’accordo per portare le Olimpiadi a Roma, bisogna essergli riconoscenti”. Ma saranno questi i motivi di tale scelta o c’è dietro qualcos’altro? Cercando un po’ in giro ho scoperto che Giovanni Malagò è nipote del vecchio ministro della Democrazia cristiana Pietro Campilli e dell’ex governatore della Banca d’Italia Donato Menichella. Quindi la domanda mi sorge spontanea; chi meglio di lui avrebbe potuto dedicare un minuto di silenzio ad uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana? Inoltre mi chiedo; si dovrebbe riservare un minuto di silenzio alle sette vittime morte nel porto di Genova, a Paolo Borsellino e al Generale dalla Chiesa, al concreto “basta” al femminicidio, a persone che hanno saputo onorare il nostro paese o ad un politico, che per giunta è stato indagato per favoreggiamento mafioso? L’unica parola che ritengo appropriata a questo schifo è: VERGOGNA, VERGOGNA.