Il primo ministro italiano di colore

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Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha annunciato la squadra di governo che guiderà il paese. La lista dei ministri è stata letta dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha affermato: “Voglio esprimere la mia soddisfazione, sobria, per la squadra che siamo riusciti a comporre, per la disponibilità riscontrata e per le competenze al servizio del Paese”. La “compagnia dell’inciucio” è composta da: Alfano vice presidente del Consiglio e ministro degli Interni, Emma Bonino agli Esteri, Anna Maria Cancellieri alla Giustizia, Mario Mauro alla Difesa, Fabrizio Saccomanni all’Economia, Flavio Zanonato allo Sviluppo economico, Maurizio Lupi ai Trasporti, Nunzia De Girolamo all’Agricoltura, Maria Chiara Carrozza all’Istruzione, Enrico Giovannini al Lavoro, Beatrice Lorenzin alla Salute, Massimo Bray alla Cultura, all’Ambiente Andrea Orlando, Gianpiero D’Alia alla Pubblica amministrazione. Tra i ministri senza portafoglio, cioè senza essere preposti ad un dicastero (ministero) ci sono: Enzo Moavero Milanesi agli Affari europei, Graziano Delrio agli Affari regionali, Carlo Trigilia alla Coesione territoriale, Cécile Kyenge all’Integrazione, Dario Franceschini ai Rapporti col Parlamento, Gaetano Quagliariello alle Riforme, Josefa Idem alle Pari opportunità e Pari opportunità. Tra i neo i ci sono nove esponenti del Pd, 5 del Pdl, 3 di Scelta civica, un radicale e quattro “tecnici” (nessuno del M5S). Tra i membri del consigli dei ministri, quella che sicuramente più mi ha colpito, è Cécile Kyenge nominata Ministro per l’integrazione. La neo deputata è il primo ministro di colore e la prima donna di origine africana a sedersi in Parlamento. Sposata e madre di due figli è laureata in medicina e in chirurgia, con specializzazione in oculistica. Facente parte del PD, Cécile Kyenge è portavoce nazionale della rete “Primo Marzo” per cui si occupa di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani ed inoltro è promotrice del progetto “Afia” per la formazione di medici specialisti in Congo in collaborazione con l’Università di Lubumbashi. E’ stata una dei quattro ministri a firmare la proposta di legge nella quale si contempla il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno 5 anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia ma vi è cresciuto. Insomma il primo ministro di colore che meglio di chiunque altro (perché la vissuto sulla propria pelle) potrà risolvere i problemi di integrazione e discriminazione che purtroppo in italiana, nel 2013, sono tutt’ora presenti.

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