Si vedono solo ai funerali

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Ieri, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma è stato celebrato il funerale della 53esima vittima in Afghanistan, il capitano Giuseppe La Rosa, del terzo reggimento bersaglieri della Brigata Aosta, ucciso sabato scorso a seguito di una bomba lanciata all’interno di un blindato. Ai suoi funerali, come c’era da aspettarsi, il feretro è stato accolto all’ingresso della chiesa da un picchetto d’onore al suono della marcia In pace per la pace, suonata dalla Banda nazionale dell’esercito. All’esequie vi era il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Ministro della Difesa, Mario Mauro, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il vicepresidente del Cms, Michele Vietti. Insomma persone di “spessore” politico non sono mancate. Il problema è che tutti questi personaggi politici hanno partecipato solo ai funerali. Dov’erano e dove sono nella vita di tutti i giorni? Perché partecipano ma non agiscono? Perché non fermano questa carneficina in Afghanistan? In questo momento l’Italia partecipa a 29 missioni internazionali, in più di 30 Paesi nel Mondo, con 8.000 soldati impiegati. I militari utilizzati in Afghanistan sono 2800, il 30 % di tutti i sodati impiegati in missioni all’estero. Dal 1952 sono morti 109 militari, di cui 53 nel conflitto Afghano. L’articolo della Costituzione che giustifica l’utilizzo e l’invio di forze armate all’estero è ll’11 che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Cioè: tra i compiti delle Forze armate italiane, oltre a quello prioritario della difesa dello Stato, c’è quello di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte. Naturalmente dietro il mantenimento della pace ci sono anche motivazioni di ordine politico, economico e strategico: rafforzare il prestigio internazionale dell’Italia, lotta alle organizzazioni che contrappongono frontalmente al modello liberale occidentale, difendere il nostro ruolo di media potenza all’interno della Nato e dell’Unione europea, vigilare sulle linee dei commerci vitali per la nostra economia, soprattutto nel Mediterraneo orientale (dove partecipiamo alla missione Active Endeavur) e in Medio Oriente. Il mantenimento della pace è certamente fondamentale, ma non è possibile assistere a morti causate da questo adempimento, se per l’appunto dietro il seguente, ci sono molteplici interessi che con la pace hanno ben poco a vedere.

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.

Karl von Clausewitz

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One thought on “Si vedono solo ai funerali

  1. Purtroppo i politici, le massime cariche dello Stato, come è solito chiamare, pensano solo ad incassarsi lo stipendio e a dare spettacolo con tutti gli scandali a cui assistiamo in televisione quotidianamente… che razza di Italia è… In che razza di Stato viviamo… Lo stato dovrebbe essere a tutela, a sostegno, a rappresentanza del popolo ed invece è solo uno strumento nelle mani dei politici che fanno quello che sta bene fa piacere a loro.
    E’ tutto uno schifo. Tutti questi poveri ragazzi …lontani dalle loro famiglie… e i nostri politici che fanno…Nulla Nulla Nulla nulla….

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