IOR: “E’ necessario fino a un certo punto”

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Papa Francesco nell’omelia di una messa da lui celebrata ha affermato: Ci sono quelli dello Ior, scusatemi eh, tutto è necessario, gli uffici sono necessari, ma sono necessari fino a un certo punto”. “La Chiesa – ha spiegato il nuovo Pontefice – non è una ONG (Organizzazione Non Governativa), è una storia d’amore”, e dunque lo Ior come altri organismi vaticani, sono necessari “come aiuto a questa storia d’amore”. Ma “quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una ONG. E questa – ha scandito – non è la strada”. Ben detto Francesco, la Chiesa è una storia d’amore ma quando l’organizzazione, i palazzi e i privilegi pontifici prendono il sopravvento, la Chiesa smarrisce la sua vera direzione, cioè quella della fratellanza, dell’amore reciproco e del perdono rischiando di trasformarsi da una comunità a una Spa. Concetto dal quale la Chiesa deve irreversibilmente allontanarsi se non vuole rischiare di perdere credibilità e la sua reputazione. Reputazione, che in questi anni è veramente scesa a picco, visto gli scandali di pedofilia e la questione Vatileaks che l’hanno interessata. L’organo privato tirato in ballo da Papa Francesco è lo IOR, cioè l’Istituto per le Opere Religiose, conosciuto comunemente come Banca Vaticana anche se la banca centrale è rappresentata dall’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica). Lo IOR è stato più volte coinvolto in scandali finanziari e non, fra i quali spiccano “l’affare Sindona” e il crac del Banco Ambrosiano. La sua finalità, secondo quanto stabilisce il suo statuto, è:  “… provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. L’Istituto pertanto accetta beni con la destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma. L’Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”. Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44.000 conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantità di enti privati. Una rete di contatti con banche sparse nel mondo rende possibile l’esportazione di quantità illimitate di denaro in assoluta riservatezza, poiché la Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio, è questo ha fatto si che vicende giudiziarie riguardanti infrazioni della normativa antiriciclaggio ce n’è siano state parecchie. Tutti questi soldi la Chiesa potrebbe distribuirli in modo molto diverso dall’amministrazione e la tutela dei beni investendoli in missioni umanitarie e altri progetti che ne rispecchino la sua vera essenza. Essenza che spero il Papa riesca a risollevare e sorreggere anche se, devo dire, non sarà un’impresa facile.

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