Scuola o incubo?

Verba Volant

Da quanto ormai si sente parlare di bambini maltrattati a scuola dagli insegnanti? E’ una scuola o centro di torture?

L’ultimo atto di questo genere è avvenuto qualche settimana fa a Vicenza: ragazzo autistico malmenato ed insultato dalle maestre. Abbiamo anche dei video che mostrano le docenti che denominano il bambino “animale” o “maiale”.

I genitori del ragazzo portatore di handicap continuavano a chiedere l’andamento del figlio alle docenti che, nascondendo e facendo finta di niente, rispondevano con grande gioia lodando il ragazzo.

Possono essere chiamate docenti? O ancora meglio, posso queste persone essere chiamate umane? Persone che riempiono di botte, insultano, imprecano e maltrattano in qualsiasi modo gli alunni?

Credevano che questa storia non sarebbe mai venuta a galla e che il ragazzo avrebbe continuato a subire le loro ingiustizie, non avrebbero mai pensato che i genitori ed i suoi cari si accorgessero dei danni sia psichici che fisici riportati dal ragazzo.

Così dopo averle colte con le mani nel sacco le docenti non sono state “toccate” più di tanto. Infatti il sindaco non ha fatto altro che allontanarle da quella scuola non tendendo conto che le donne lavoravano in altre istituzioni dove potevano infliggere le stesse punizioni ad altri alunni.

Dopo essere venuta a conoscenza dell’inefficienza del sindaco, maggiore istituzione di una provincia, mi sono sorte diverse  domande :”E’ così che devono andare avanti le cose? A non prendere provvedimenti per casi molto gravi ed importanti ma creare discussioni e litigi per stupidaggini? E’ questa l’Italia che desideriamo?”

Sinceramente, io no.  E non credo di essere l’unica. Ma come fare per cambiare le cose? Per migliorare e non peggiorare come ormai stiamo facendo da un bel po’? Dobbiamo farci sentire, non con parole perché ormai ne abbiamo pronunciate anche troppe che non sono state nemmeno ascoltate, ma dobbiamo protestare. Dobbiamo combattere per un’Italia più pulita, in tutti i sensi, con le armi a nostra disposizione ma non con pistole ed altri aggeggi che hanno portato e portano dolore ma con la nostra intelligenza dimostrando di non essere burattini in mano ad incompetenti. Perché come disse Tito “Verba volant, scripta manent!”.

di Sophia Mercatante 

Trasformiamo la Rai

Inchiesta lanciata su change.org

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Siamo al 57° posto al mondo come libertà di informazione secondo la classifica dell’organizzazione Reporters Sans Frontières. Questa posizione disonorevole deriva dalla mancata risoluzione del conflitto di interessi, dalla assenza di una seria normativa anti trust, dalle interferenze dei governi e dei partiti nella nomina delle Autorità di garanzia e del Consiglio di amministrazione della Rai, e dai tentativi più volte reiterati di introdurre norme bavaglio, utilizzando il pretesto delle intercettazioni. Un quadro desolante che l’attuale governo potrebbe addirittura peggiorare, se venissero confermate le voci di un progetto di smantellamento della Rai.

Questo, dunque, è il momento per chi crede nella tutela di un vero servizio pubblico di farsi sentire, chiedendo chiaro e forte una riforma che restituisca la Rai ai cittadini: l’ambizioso obiettivo di MoveOn Italia.

MoveOn denuncia da tempo le degenerazioni di una TV pubblica occupata dai partiti ed umiliata per anni da un conflitto di interessi senza uguali al mondo. Ma l’intento è sempre stato propositivo: riconquistare un bene comune, qual è l’informazione. Come dice Marco Quaranta, il primo animatore del MoveOn di Roma: “I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!”.

Da qui i nostri 5 punti per cambiare la Rai, mettendo i cittadini al cuore della nostra riforma – a cominciare dagli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone. Gli stessi utenti dovranno essere coinvolti con modalità interattive in un processo continuo di controllo e di valutazione, rispondendo così ad un esigenza di trasparenza e di partecipazione fin qui ignorata.

Non chiediamo la luna. Abbiamo preso ad esempio modelli di gestione sperimentati in altri paesi europei, come la Germania e la Gran Bretagna.

Firma anche tu per una riforma non solo possibile, ma anche necessaria se vogliamo tutelare l’informazione come bene pubblico.

Grazie,

Tana de Zulueta

Dateci rispetto e noi vi restituiremo la dignità

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Albert Einstein nel “lontano” 1934 scriveva : “Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.” Oggi fa sorridere questa frase, perché ammettiamolo, cari signori, ammettiamolo che vorremmo non sapere, non sentire e non vedere. Non vorremmo leggere ogni giorno di uomini che arrivano al suicidio, perché la fame e la disperazione sono i maggiori cancri contro cui si puo’ combattere. Sono i cancri del sistema, quei tumori maligni che si formano, o meglio che si sono formati e continueranno a formarsi in questa SECONDA REPUBBLICA. “La vera crisi è l’incopetenza”! Oh caro Einsten se ora fossi qui, ti metteresti le mani nei capelli. Quanta finta meritocrazia e bugie velate. Quanti inciuci e raccomandazioni. Quante cose non dette e quante verità taciute. Ma adesso siamo stanchi cara classe dirigente, siamo stanchi di non poter dire e di dover parlare. Non chiediamo lavoro, perché sappiamo che non c’è ne. Non chiediamo giustizia, perché sappiamo che siete incapaci di farla. Chiediamo rispetto, come cittadini ; come persone; ma anche e soprattutto come vostri capi, perché in democrazia comandano i cittadini, anche se a volte lo dimenticate. Dopo ventun anni di imbrogli e mazzette date sotto banco, dopo lo scandalo Tangentopoli e l’indagine Mani Pulite, avete perso qualcosa. Avete perso la dignità, la dignità di “capi”, perché puo’ sembrar strano e sbagliato, ma vi assicuro che gli Italiani hanno capito tutto e anche se sembra che qualcuno non l’abbia capito è semplicemente perché si è arreso. Quando un cittadino si arrende è perché è stanto, stanco di lottare e di non riuscire a cambiare mai niente perché “la poltrona” fa gola a tutti. L’arrendevolezza del popolo dovrebbe essere il più grande fallimento di uno stato, invece no, secondo i nostri politici il problema non sono loro. Danno tutte le colpe ai giovani che non accettano lavori mediocri e umili, dicendo che il lavoro c’è, ma noi Italiani non lo vogliamo; incolpano la Germania per essere troppo, troppo “Tedesca”, incolpano i vecchi della politica dicendo che loro devono risolvere il dissesto che hanno lasciato gli anziani. Mai che si incolpassero tutti, mai che dicessero : <<Siamo noi che abbiamo rovinato la RES PUBLICA!>>, non tu, noi io, tutti. Qualcuno potrebbe dire che nella Prima Repubblica c’erano lo stesso gli inciuci, i ricatti, le collaborazione con la mafia, ma la gente contava di più, magari contava perché era grazie al popolo che si eri lì e non potevano metterselo contro, ma comunque contava, c’era qualcuno che si accupava del popolo. Non chiediamo una Terza Repubblica, perché dato che “al peggio non c’è mai fine”, non si sa davvero a quale livello di dissesto arriveremmo. Chiediamo che ognuno si prende le proprie colpe e con la coda in mezzo alle gambe si dimetta e se ne vada, senza lasciare traccia di se’ e soprattutto senza tornare appena la corrente torna favorevole.

di Mariasole Colacresi

Un futuro già scritto

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Presente, passato e futuro. Presente, passato e futuro. Presente, passato e futuro. Sembra una lezione di grammatica per le elementari. Sembrano sole dei tempi verbali. Cose che si lasciano sul banco di scuola. Ma non è così. Queste tre parole sono delle tappe importanti della nostra vita. Sono quei momenti in cui si articola la nostra esistenza. Tutti abbiamo un passato. Tutti siamo siamo stati piccoli. Nessuno è nato grande. Il presente lo viviamo quotidianamente. Ma poche persone pensano al futuro. Per molte persone il futuro non è importante. Molte persone vivono alla giornata. Si occupano di quello che gli capita per le mani. Non vanno oltre la siepe. Molte persone invece guardano al futuro. Ma ci sono due gruppi di persone che compongono i nuovi futuristi. Ci sono quelli con un futuro già scritto e ci sono quelli che hanno preso una penna in mano e hanno appena cominciato a scrivere una poesia. Una poesia profonda. Una poesia semplice ma che colpisce. Ci sono persone che hanno già il papà medico e faranno il medico. Ci sono persone che hanno la madre assicuratrice e faranno l’assicuratore. Ci sono persone che hanno il nonno manager e faranno i manager. Ci sono invece persone che non solo superano la siepe ma che perfino la calpestano. Ci sono persone che pur avendo una sistemazione stabile con un buon stipendio cercano un’ufficio di scollocamento. Ci sono persone che sono stanche dei soliti lavori e addirittura se ne inventano degli altri. C’è chi va controcorrente. C’è chi cerca un lavoro che esalti le sue capacità pur percependo una sciocchezza. C’è chi non vuole dipendere da nessuno. C’è chi si definisce uno freelance. E poi ci sono io. Un ragazzo di 14 anni. Un ragazzo che punta in alto. Un ragazzo che non si accontenta dei traguardi, ma che vuole sempre di più. Un ragazzo che passa i pomeriggi a scrivere su un blog, che magari non legge nessuno, ma almeno ci prova e ci crede. Crede nelle sue capacità. Crede nelle sue potenzialità.

Tutti crescono

goccia acqua che cade bellina

“Il tempo scorre o non trascorre mai, a volte non esiste” così canta Raf in una delle sue canzoni.
Pensandoci su concretizzi che il tempo passa, forse anche troppo velocemente.
Sembra solo ieri quando trascorrevi tutti i tuoi pomeriggi a giocare con i Lego, eppure ora ti ritrovi un giorno prima degli esami di maturità.
Non tutti si accorgono di come sia breve la vita, una goccia nell’oceano dell’eternità.
Eppure avverti che stai diventando grande quando la mattina per andare a scuola non ti accompagna più nessuno, ma devi andare da solo.
Quando ti ritrovi in mezzo a duemila scartoffie per scegliere la giusta facoltà a cui dovrai iscriverti, oppure quando i tuoi genitori non fanno più molti problemi sull’orario di rientro.
Te ne rendi conto quando ti senti più responsabile del tuo futuro.
Quando iniziano a mancarti i tuoi uscendo di casa, quando l’ultimo giorno di scuola ti scappa una lacrima per quello che è stato, per quello che sarà.
Per essere costretto ad abbandonare dei compagni di vita con cui hai trascorso 5 anni.
Lo percepisci quando è arrivata la famosa “notte prima degli esami” di cui hai sempre visto i film, ma questa volta sarai tu uno dei protagonisti.
Di cui tutti ne parlano, ma ti sembrava che non arrivasse mai.
Eppure, eccola qua.
Scopri di essere veramente cresciuto quando ascolti all’infinito la stessa canzone, butti giù quattro righe, speri che sfogliando tutti i ricordi accumulati fin qui si possa magicamente rincominciare tutto da capo, proprio come quando premi rewind appena finisce la canzone.

di Filippo Maria Callipo

Gossip uguale disinformazione

disinformazione

Fin quando il gossip si fa con persone dello spettacolo che dipendono dal pettegolezzo e che su esso ci sguazzano per acquistare sempre più popolarità mi sta bene. Ma quando il gossip, cioè chiacchiere, entrano in politica la situazione cambia. Negli ultimi giorni verso il caso della senatrice Gambaro molte bugie sono state dette sopratutto dalle TV. I media si sono aggrappati o meglio si sono stretti come dei veri pitoni contro il M5S. Adele Gambaro dopo aver rilasciato delle dichiarazioni a Sky TG 24, mettendo in discussione la linea del Movimento è stato, come è giusto che sia, proposto il suo allontanamento dal gruppo. Una cosa normalissima. Se uno non condivide più le scelte e la strada che un gruppo parlamentare percorre è giusto che venga esclusa. Durante l’assemblea 5 stelle di ieri con 79 voti si è disposto che la decisione per l’espulsione della Gambaro spetta alla rete. Verrà chiesto agli attivisti. Alle persone che credono nel Movimento. Solo loro decideranno. I media insinuano in una frammentazione del M5S ma non è così. Questo è quello che vi vogliono far credere. In un movimento giovane è normale che ci siano delle “placche” che si scollano da un pezzo di terra stabile. I media vogliono aumentare solamente le oscillazioni nel movimento per mandarlo in crisi. Un’espulsione in un gruppo è normale. Quanti sono stati espulsioni dal PD e PDL? Perché nessuno ne parla? In questi gruppi politici sopratutto nel PDL non c’è democrazia. Decidono solo poche perone. E’ un’oligarchia. Il Movimento invece è una chiara rappresentazione di democrazia. Una nuova democrazia. Una nuovo meritocrazia basata sulla rete. Basta parlare dei dibattiti nel Movimento; concentriamoci sulle cose che il M5S ha fatto e ha proposto in questi mesi e che sono state bollate o del tutto copiate degli altri gruppi parlamentari.

Era ora

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Con il PIL che continua a cadere e con una parte di PD e PDL che vuole evitare l’aumento dell’IVA anche senza coperture e che non si rassegna ad abbattere la tassa sulla prima casa (cosa fantascientifica al momento) durante il Consiglio dei Ministri di ieri, durato ben 5 ore, il Governo Letta ha approvato il così detto “decreto del fare”. Un decreto che non contiene provvedimenti drastici, ma tanti piccoli interventi che dovrebbero stimolare l’economia. Sono 80 le misure che il “decreto del fare” introduce. Di seguito troverete una sintesi dei provvedimenti che reputo più importanti del “decreto che era ora fare”.

I principali punti del “decreto (che era ora) fare”

Via parte delle risorse al Tav Torino-Lione, al Ponte e al Terzo Valico in Liguria “per consentire nell’anno 2013 la continuità dei cantieri in corso, ovvero il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori” mantenendo in questo modo molti posti di lavoro.

Dal 2014 ci saranno forti risparmi sulla bolletta perché dal primo gennaio 2014 il CEC (il Costo Evitato di Combustibile) che è il parametro su cui si calcolano alcuni sussidi ai produttori dipenderà dal prezzo del gas sul mercato (oggi molto basso) e meno da quello del petrolio.

Niente esproprio per le prime case a patto che non siano immobili di lusso, palazzi o castelli e per i capannoni industriali che non superano un credito di 50 mila euro, mentre finora la soglia era fissata molto più in basso, a 20 mila euro. Quest’immunità però vale solo per Equitalia. Mi spiego meglio: se il contribuente ha dei debiti per esempio verso le banche, i creditori diversi dallo Stato potranno comunque avviare l’espropriazione dell’immobile.

Per far ripartire i prestiti alle piccole e medie imprese verrà aumentata la dotazione del Fondo centrale di garanzia, uno strumento finanziario che permette di garantire parte del credito chiesto dagli imprenditori alle banche facendo diminuire il rischio del prestito e spingendo quindi le banche a erogare il finanziamento

L’arretrato nella giustizia civile è soprattutto presso le Corti d’appello, lì andranno a lavorare 400 magistrati onorari selezionati tra avvocati e professori, per smaltire le pratiche. In Cassazione andranno 30 nuovi magistrati, per completare il lavoro. Nasce “l’ufficio del giudice”: ci saranno assistenti del giudice nella preparazione delle sentenze per accelerare i tempi. L’obiettivo è smaltire 1,2 milioni di pratiche.

Zanonato (Ministro dello Sviluppo Economico) ha annunciato il wifi libero. Il provvedimento varato ha “liberalizzato completamente Internet” nel senso che nell’uso in pubblico del “wi-fi non sarà richiesta più l’identificazione personale degli utilizzatori”.

Subito “100 milioni di euro per la manuetenzione degli edifici scolastici, un segnale importante anche per rassicurare le famiglie in vista dell’apertura dell’anno scolastico”e per risollevare la scuola italiana.