Berlusconi è in agonia

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Berlusconi è in agonia. Sta affondando in un mare di provvedimenti, sentenze e condanne da lui stesso create. Non riesce più a stare a galla. Ha una zavorra che gli sta attaccata al piede. La zavorra della giustizia. Una giustizia che prima o poi doveva fare il suo corso. Ha un polipo a due teste che gli impedisce di muoversi. Il giudice Giulia Turri e il magistrato Ilda Boccassini gli stanno al collo. Non sa più che pedina muovere. Non bastano più i galleggianti lanciati dal suo avvocato Niccolò Ghedini. Non servono più soldi per pagare decine di persone (fra cui due deputati) per giurare il falso. Berlusconi sta annegando. I fatti parlano e Silvio tace. Prostituzione minorile e concussione sono reati troppo gravi anche per un uomo di potere come il Cavaliere. Non c’è più niente da fare. Al Tappone sta sprofondando in un solco così profondo da cui sarà difficile risorgere. Il Governo ad personam non è riuscito a sviare la sentenza. Berlusconi ha fallito. Milioni di italiani, che tutt’ora nel 2013, votano Berlusconi hanno fallito. Il Governo non cadrà, ma il PD dovrebbe farsi un lungo e inteso esame di coscienza. Dovrebbe rendersi conto con chi sta governando. Dovrebbe rendersi conto chi è Berlusconi. Chi è il PDL. Ci sono, al momento, diverse incognite che sicuramente si risolveranno nei prossimi giorni. Una delle più importanti sarà vedere cosa farà Letta, ma sopratutto, cosa farà Giorgione. Un dato certo sarà vedere i media difendere spudoratamente Berlusconi. Ma d’altronde a vivere disinformati siamo abituati.

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Dateci rispetto e noi vi restituiremo la dignità

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Albert Einstein nel “lontano” 1934 scriveva : “Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.” Oggi fa sorridere questa frase, perché ammettiamolo, cari signori, ammettiamolo che vorremmo non sapere, non sentire e non vedere. Non vorremmo leggere ogni giorno di uomini che arrivano al suicidio, perché la fame e la disperazione sono i maggiori cancri contro cui si puo’ combattere. Sono i cancri del sistema, quei tumori maligni che si formano, o meglio che si sono formati e continueranno a formarsi in questa SECONDA REPUBBLICA. “La vera crisi è l’incopetenza”! Oh caro Einsten se ora fossi qui, ti metteresti le mani nei capelli. Quanta finta meritocrazia e bugie velate. Quanti inciuci e raccomandazioni. Quante cose non dette e quante verità taciute. Ma adesso siamo stanchi cara classe dirigente, siamo stanchi di non poter dire e di dover parlare. Non chiediamo lavoro, perché sappiamo che non c’è ne. Non chiediamo giustizia, perché sappiamo che siete incapaci di farla. Chiediamo rispetto, come cittadini ; come persone; ma anche e soprattutto come vostri capi, perché in democrazia comandano i cittadini, anche se a volte lo dimenticate. Dopo ventun anni di imbrogli e mazzette date sotto banco, dopo lo scandalo Tangentopoli e l’indagine Mani Pulite, avete perso qualcosa. Avete perso la dignità, la dignità di “capi”, perché puo’ sembrar strano e sbagliato, ma vi assicuro che gli Italiani hanno capito tutto e anche se sembra che qualcuno non l’abbia capito è semplicemente perché si è arreso. Quando un cittadino si arrende è perché è stanto, stanco di lottare e di non riuscire a cambiare mai niente perché “la poltrona” fa gola a tutti. L’arrendevolezza del popolo dovrebbe essere il più grande fallimento di uno stato, invece no, secondo i nostri politici il problema non sono loro. Danno tutte le colpe ai giovani che non accettano lavori mediocri e umili, dicendo che il lavoro c’è, ma noi Italiani non lo vogliamo; incolpano la Germania per essere troppo, troppo “Tedesca”, incolpano i vecchi della politica dicendo che loro devono risolvere il dissesto che hanno lasciato gli anziani. Mai che si incolpassero tutti, mai che dicessero : <<Siamo noi che abbiamo rovinato la RES PUBLICA!>>, non tu, noi io, tutti. Qualcuno potrebbe dire che nella Prima Repubblica c’erano lo stesso gli inciuci, i ricatti, le collaborazione con la mafia, ma la gente contava di più, magari contava perché era grazie al popolo che si eri lì e non potevano metterselo contro, ma comunque contava, c’era qualcuno che si accupava del popolo. Non chiediamo una Terza Repubblica, perché dato che “al peggio non c’è mai fine”, non si sa davvero a quale livello di dissesto arriveremmo. Chiediamo che ognuno si prende le proprie colpe e con la coda in mezzo alle gambe si dimetta e se ne vada, senza lasciare traccia di se’ e soprattutto senza tornare appena la corrente torna favorevole.

di Mariasole Colacresi

Era ora

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Con il PIL che continua a cadere e con una parte di PD e PDL che vuole evitare l’aumento dell’IVA anche senza coperture e che non si rassegna ad abbattere la tassa sulla prima casa (cosa fantascientifica al momento) durante il Consiglio dei Ministri di ieri, durato ben 5 ore, il Governo Letta ha approvato il così detto “decreto del fare”. Un decreto che non contiene provvedimenti drastici, ma tanti piccoli interventi che dovrebbero stimolare l’economia. Sono 80 le misure che il “decreto del fare” introduce. Di seguito troverete una sintesi dei provvedimenti che reputo più importanti del “decreto che era ora fare”.

I principali punti del “decreto (che era ora) fare”

Via parte delle risorse al Tav Torino-Lione, al Ponte e al Terzo Valico in Liguria “per consentire nell’anno 2013 la continuità dei cantieri in corso, ovvero il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori” mantenendo in questo modo molti posti di lavoro.

Dal 2014 ci saranno forti risparmi sulla bolletta perché dal primo gennaio 2014 il CEC (il Costo Evitato di Combustibile) che è il parametro su cui si calcolano alcuni sussidi ai produttori dipenderà dal prezzo del gas sul mercato (oggi molto basso) e meno da quello del petrolio.

Niente esproprio per le prime case a patto che non siano immobili di lusso, palazzi o castelli e per i capannoni industriali che non superano un credito di 50 mila euro, mentre finora la soglia era fissata molto più in basso, a 20 mila euro. Quest’immunità però vale solo per Equitalia. Mi spiego meglio: se il contribuente ha dei debiti per esempio verso le banche, i creditori diversi dallo Stato potranno comunque avviare l’espropriazione dell’immobile.

Per far ripartire i prestiti alle piccole e medie imprese verrà aumentata la dotazione del Fondo centrale di garanzia, uno strumento finanziario che permette di garantire parte del credito chiesto dagli imprenditori alle banche facendo diminuire il rischio del prestito e spingendo quindi le banche a erogare il finanziamento

L’arretrato nella giustizia civile è soprattutto presso le Corti d’appello, lì andranno a lavorare 400 magistrati onorari selezionati tra avvocati e professori, per smaltire le pratiche. In Cassazione andranno 30 nuovi magistrati, per completare il lavoro. Nasce “l’ufficio del giudice”: ci saranno assistenti del giudice nella preparazione delle sentenze per accelerare i tempi. L’obiettivo è smaltire 1,2 milioni di pratiche.

Zanonato (Ministro dello Sviluppo Economico) ha annunciato il wifi libero. Il provvedimento varato ha “liberalizzato completamente Internet” nel senso che nell’uso in pubblico del “wi-fi non sarà richiesta più l’identificazione personale degli utilizzatori”.

Subito “100 milioni di euro per la manuetenzione degli edifici scolastici, un segnale importante anche per rassicurare le famiglie in vista dell’apertura dell’anno scolastico”e per risollevare la scuola italiana.

Meglio non votare

Duce

Negli ultimi anni in Italia il voto dei cittadini è stato vano o peggio ancora non è stato proprio valutato. Prima con il governo Monti che doveva avere il compito di tirare via il nostro paese da questa lenta ma inesorabile recessione. I risultati li conoscono tutti. Il 6 dicembre 2011 è stata introdotta la tassa sulla prima casa (l’IMU), l’IVA è aumentata, il settore del lavoro è in forte crisi e i consumi sono calati. Poi con il governo Letta. Un esecutivo non scelto dal popolo ma dal Presidente che gli ha dato perfino un tempo di scadenza pari a 18 mesi. Come se fosse una merendina da buttar via ad un tempo prescelto da Napolitano e non dal popolo. Il nostro, o meglio il vostro voto visto che io sono ancora minorenne, non è stato minimamente valutato. E’ carta straccia. Al popolo queste elezioni sono costate ben 400 milioni di euro. Tutti questi soldi sono stati buttati via. Giorgio ha tirato lo sciacquone e  ci ha accollato un governo di larghe intese a tempo determinato. In Italia sta cadendo il più importante pilastro della nostra nazione: la democrazia. Questa parola che sancisce il potere nelle mani del popolo è stata profondamente offesa e calpestata. In Italia c’è un presidente-duce, che tutto decide e tutto fa alle spalle dei cittadini. So che è grave quello che sto per dire, ma alla luce dei fatti, forse è meglio non andare a votare. Ci prenderemmo in giro da soli. Il nostro voto non conta più nulla. Sono poche persone che decidono. In Italia c’è stato un vero è proprio golpe. Il popolo è stato privato del suo potere. Gli elettori sono stati umiliati. La legge elettorale non sarà sicuramente ritoccata e il prossimo governo sarà per la terza volta un governo che nessuno ha scelto, nessuno ha voluto e nessuno a votato. Non possiamo più stare a guardare. Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo riprenderci, come è giusto che sia, le redini del nostro Paese. Dobbiamo riappropriarci della nostra democrazia.

L’Italia ha altri problemi

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Carpe diem dicevano i latini. Cogli l’attimo. A Quanto pare l’attimo lo sta cogliendo molto bene anche il nostro Berlusconi che avendo per le mani o meglio per le palle il governo Letta punta al presidenzialismo, al semi-presidenzialismo e all’elezione diretta del premier. In fin dei conti, questa è l’unica cosa a cui tiene veramente Silvio. L’unica strada per diventare immune dai suoi provvedimenti giudiziari. L’unica via che gli consentirebbe la salvezza. L’ultima corda a cui aggrapparsi. Corda che tiene ben fissata al palo Letta, che sta solo a prendere ordini da Al Tappone e Napolitano. Berlusconi punta al presidenzialismo cioè ad una forma di governo, in cui il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente che è sia Capo dello Stato sia il capo del governo. Essendo Capo di Stato non ha bisogno di voto di fiducia parlamentare anche perché, avendo già ottenuto il voto della maggioranza dei cittadini, non ha bisogno della fiducia dei loro rappresentanti. In più, in questa forma di democrazia rappresentativa, il Parlamento eletto dal Presidente, ha il potere legislativo. Il Parlamento non può essere sciolto dal Presidente che a sua volta non può essere licenziato dal Parlamento. Insomma punta ad un presidente-duce d’Italia. Un’elezione a premier che non sarebbe ostacolata non solo dalle reti Mediaset ma anche dalle reti nazionali che il PD ha da vent’anni lasciato nelle sue mani. Una rete comunicativa che Silvio usa e possiede in maniera strabiliante. D’altronde il grandioso recupero alle elezioni nazionali non è dovuto a una casualità. Esso è stato supportato da un’informazione distorta e plasmata, che inevitabilmente riesce a condizionare le scelte degli elettori. Un presidente-duce per l’Italia non sarebbe una cosa nuova. Un duce è attualmente al Quirinale. Un presidente che, non so con quale autorità, da un termine di 18 mesi ad un governo non so come si possa chiamare. Come se fosse lui a doverlo decidere. Non gli bastano tutti i privilegi e poteri che possiede, vuole avere molto di più. Vuole superare quella striscia, qual segno invalicabile che i nostri antenati hanno tracciato: la DEMOCRAZIA. Una democrazia che non può essere calpestata in questo modo. Una democrazia che non può essere lasciata nelle mani dei potenti, ma che dovrebbe appartenere al popolo. L’Italia non ha bisogno di una riforma costituzionale, non ha bisogno del presidenzialismo o semi-presidenzialismo che sia, non ha bisogno di una bicamerale o di una monocamerale. L’Italia ha bisogno di una nuova legge elettorale, di riforme e incentive per il mondo del lavoro. I giovani italiani hanno bisogno di nuovi spazi e nuovi stimoli. L’Italia ha bisogno di una nuova informazione, non più di parte e che miri ad informare e non a disinformare la gente. Non mi illudo che con questo governo si riesca a fare nemmeno la legge elettorale, ma quantomeno alla fine di questo percorso obbligatorio di 18 mesi, vorrei che il popolo si rendesse conto chi ha mandato anzi, chi è stato obbligato a mandare al governo e a chi ha lasciato nelle mani le sorti del nostro paese.

Aridaje

Contadino

Sembra proprio che i “saggi” nella nuova Repubblica stiano andando molto di moda. Dopo infatti la nomina di una commissione composta da 10 personalità voluta da Giorgio Napolitano ecco che i saggi rispuntano nel governo Letta. I così detti “saggi” lettiani avranno il compito di lavorare nel tempo necessario al Parlamento, per approvare il ddl costituzionale che definirà l’iter delle riforme. In sostanza, come penso sappiate, il Governo si sta accingendo a varare un disegno di legge con lo scopo di modificare le regole per modificare la nostra Costituzione con l’obiettivo di proporlo venerdì nel Consiglio dei Ministri. Insomma sembra che il “contadino” Giorgio, dopo aver seminato i suoi (saggi), abbia lasciato il terreno ben pronto per Letta che invece di 10 ne ha seminati ben 35. Gli esperti sembrano accontentare larga parte degli ordinamenti politici ma, come c’era da aspettarsi, le critiche non sono mancate. Renzi dichiara: “ci diranno le cose che già sappiamo, che va cambiata la burocrazia; ma per questo basta anche un grullo, non ci vuole un saggio”. L’onorevole Rosy Bindi esprime qualche perplessità: ”Non si vede per quale motivo il Parlamento debba aspettare alcuni mesi” per le riforme istituzionali, ”quando le Commissioni Affari costituzionali sono pienamente in funzione e legittimate a farlo. Ne’ appare chiaro il ruolo del comitato degli esperti: forse il governo vuole farci risparmiare le audizioni parlamentari?”. Ritoccare la burocrazia è certamente fondamentale ma prima di questo bisognerebbe modificare la legge elettorale, risolvere i problemi nel mondo del lavoro, abbassare le tasse e poi modificare la costituzione che secondo Giovanni Sartori: “è solo un pretesto dire che ci vuole prima la Costituzione e poi il sistema elettorale. Pretesto per non fare neanche la legge elettorale, visto che qualcuno lavora ancora per mantenere il porcellum”.

Vendetta o giustizia?

Vendetta o Giustizia

Oggi durante le ore di lezione si è aperto un dibattito che aveva come argomento principale la violenza sulle donne e il femminicidio. Durante questa discussione non è tardata a presentarsi la notizia riguardante il 52enne di Cleveland accusato di avere tenuto segregate e avere violentato tre ragazze per un decennio. Durante appunto, questo confronto, dai toni molto accesi si sono formati due “partiti” opposti. Uno che sosteneva la pena di morte, l’altro che si opponeva fermamente a questa scelta sostenendo che, anche se questa persona, se così si può definire, venisse uccisa nessuno potrà ridare, ma sopratutto cancellare dalla memoria di queste ragazze 10 anni di soprusi e di violenza. Il voler procurarsi con le proprie mani vendetta è tipico dell’istinto umano ed è anche, da un certo punto di vista “giustificabile”. Io penso però che, a violenza non si risponde con violenza; alla fin fine la violenza porterà solamente altra sofferenza. A violenza si risponde con giustizia. Giustizia che ogni persona vittima di un reato deve avere per diritto oggettivo. A mio giudizio però, prima di parlare di giustizia si dovrebbe parlare di prevenzione. Prevenzione che è necessaria per ridurre al minimo episodi di questo tipo. In fin dei conti, se non si parte dalle fondamenta non si può pensare che una struttura regga. La prevenzione è il gradino più basso da cui uno Stato dovrebbe partire per far in modo che la società non debba aver bisogno di giustizia. Se lo Stato investisse di più sulle associazioni locali, ci sarebbe più prevenzione e di conseguenza meno crimini che determinerebbero l’eliminazione della vendetta.

Vorrei Concludere con un’aforismo di Francis Bacon che recita: Di certo, nel vendicarsi, un uomo è soltanto pari al suo nemico, ma ignorandolo gli è superiore poiché perdonare è da principe.