Amori malati

Amori malati

Ancora un amore malato che porta come epilogo l’aggressione di una donna. Veronica Franceschi, 30 anni, è in gravissime condizioni dopo essere stata accoltellata dall’ex fidanzato, Imed Hamid, algerino di 37 anni. L’aggressione è avvenuta davanti a un bar. I due si trovavano in auto e sembra stessero avendo un’accesa discussione ma nessuno si intrometteva; infatti la donna dopo l’accaduto ha esplicitamente dichiarato che appena entrata nel bar per chiedere aiuto, il proprietario le raccomandò di non sporcare di sangue il bagno.

Imed ha deciso di compiere questo’atto per la rottura con Veronica, ma lui sostiene sia ancora “amore” che prova per la vittima. Lei non è del tutto d’accordo, infatti ha dichiarato che verso lui prova solo e soltanto paura perché non sa più cosa potrebbe fare oltre, difatti non vuole avere più rapporti ma il presunto innamorato continua a perseguitarla.

L’ultimo suo atto d’amore è stato quello di scriverle una lettera per chiederle di incontrarsi nei giorni seguenti altrimenti farà qualcosa di cui se ne pentirà. A questa minaccia una trent’enne come dovrebbe reagire? Dovrebbe dargliela vinta o combattere? A mio parere combattere sarebbe la cosa migliore, ma come se non si riceve nessun aiuto da nessuno? Vogliono muoversi le istituzioni per aiutare queste donne in difficoltà oppure preferiscono continuare a parlare e sparlare di Berlusconi sol perché ricopre una carica di politico? Vogliamo continuare a vivere in questa Italia dove ognuno pensa al proprio bisogno? Intanto Veronica ed i suoi familiari sono spaventati da Imed e sperano che si arrenda o almeno dia una tregua, ma sperare non serve a niente se alla fine le autorità non lo arrestano e di conseguenza questa storia non finisce. Quante altre disgrazie simili a queste dovremo ancora sentire prima che si prendano veri ed efficaci provvedimenti?

di Sophia Mercatante 

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Scuola o incubo?

Verba Volant

Da quanto ormai si sente parlare di bambini maltrattati a scuola dagli insegnanti? E’ una scuola o centro di torture?

L’ultimo atto di questo genere è avvenuto qualche settimana fa a Vicenza: ragazzo autistico malmenato ed insultato dalle maestre. Abbiamo anche dei video che mostrano le docenti che denominano il bambino “animale” o “maiale”.

I genitori del ragazzo portatore di handicap continuavano a chiedere l’andamento del figlio alle docenti che, nascondendo e facendo finta di niente, rispondevano con grande gioia lodando il ragazzo.

Possono essere chiamate docenti? O ancora meglio, posso queste persone essere chiamate umane? Persone che riempiono di botte, insultano, imprecano e maltrattano in qualsiasi modo gli alunni?

Credevano che questa storia non sarebbe mai venuta a galla e che il ragazzo avrebbe continuato a subire le loro ingiustizie, non avrebbero mai pensato che i genitori ed i suoi cari si accorgessero dei danni sia psichici che fisici riportati dal ragazzo.

Così dopo averle colte con le mani nel sacco le docenti non sono state “toccate” più di tanto. Infatti il sindaco non ha fatto altro che allontanarle da quella scuola non tendendo conto che le donne lavoravano in altre istituzioni dove potevano infliggere le stesse punizioni ad altri alunni.

Dopo essere venuta a conoscenza dell’inefficienza del sindaco, maggiore istituzione di una provincia, mi sono sorte diverse  domande :”E’ così che devono andare avanti le cose? A non prendere provvedimenti per casi molto gravi ed importanti ma creare discussioni e litigi per stupidaggini? E’ questa l’Italia che desideriamo?”

Sinceramente, io no.  E non credo di essere l’unica. Ma come fare per cambiare le cose? Per migliorare e non peggiorare come ormai stiamo facendo da un bel po’? Dobbiamo farci sentire, non con parole perché ormai ne abbiamo pronunciate anche troppe che non sono state nemmeno ascoltate, ma dobbiamo protestare. Dobbiamo combattere per un’Italia più pulita, in tutti i sensi, con le armi a nostra disposizione ma non con pistole ed altri aggeggi che hanno portato e portano dolore ma con la nostra intelligenza dimostrando di non essere burattini in mano ad incompetenti. Perché come disse Tito “Verba volant, scripta manent!”.

di Sophia Mercatante 

Siamo tutto ma non siamo niente – la nostra battaglia quotidiana

Adolescenza

Adolescenzaultima fase dell’età evolutiva, interposta tra la fanciullezza e l’età adulta, caratterizzata da una serie di modificazioni somatiche, neuro-endocrine e psichiche, che accompagnano e seguono l’età puberale: nell’a. o nell’età dell’a.; la prima a.; i problemi, i turbamenti, le inquietudini dell’adolescenza. 

Questo è quello che un comunissimo dizionario italiano porta come significato della parola “adolescenza”. Credo che questa sia una delle poche parole che il vocabolario non rispecchia esattamente come essa è realmente. L’adolescenza oltre ad essere caratterizzata da trasformazioni fisiche e psicologiche, è il periodo più bello della vita di tutti, piena zeppa di problematiche che però, oltre ad incasinarci dalla mattina alla sera, ci aiutano a crescere costringendoci a tirare fuori le unghie e a combattere per superare ogni ostacolo che ci ostruisce la libertà e l’indipendenza.

Proprio questi problemi che affrontiamo fanno parte di discussioni che si hanno ogni giorno e che sono l’origine di pensieri ed opinioni differenti le une dalle altre. Ma quali sono questi problemi? Beh, di certo non saranno uno o due, ma sono molti e non tutti capiscono quanto sia difficile conviverci. I principali sono: l’incontro-scontro con le principali istituzioni (casa e scuola), la socializzazione con i coetanei e soprattutto l’accettazione di se stessi, del proprio corpo, che molto spesso è quello più impegnativo.

Quest’ultimo è uno di quei problemi che andrebbero risolti con gli amici, con coloro che sono li per te in qualsiasi momento. Ma a volte sono proprio quegli “amici”, i quali  in realtà vanno solo a convenienza, che alla fine fanno di tutto anziché aiutarti. Quanti casi ci sono stati riguardanti adolescenti indotti al suicidio a causa loro? Oppure, ancora peggio, commessi da loro quindi omicidi.

Abbiamo un recentissimo esempio: Fabiana, sedicenne calabrese assassinata dal suo ex ragazzo diciottenne. Essa è stata prima accoltellata per venti volte di seguito, poi il carnefice maggiorenne si è preoccupato di sbarazzarsi del corpo pensando di averla finita per sempre ma per sua sfortuna quando è tornato carico di bidoni contenente benzina Fabiana era ancora viva, ansimante ma cosciente. Il ragazzo, preso dal panico, la finisce dandole fuoco con l’accendino che teneva sempre a portata di mano ignorando le suppliche della ragazza.

Io credo che questo non sia solo un semplice omicidio compiuto in un momento di rabbia,ma un azione frutto di concetti e preconcetti. Questo ragazzo era ossessionato, possessivo e geloso, e forse era stato proprio questo il motivo della loro rottura, ma lui non demordeva infatti le aveva preannunciato “ o mia o di nessuno”. E si può proprio dire che questa promessa la mantenne perfettamente. Intendeva la donna come un oggetto, una bambolo da possedere e usare a suo piacimento. E come dargli la colpa di questo pensiero? Non sarà certo ne il primo ne l’ultimo a pensarla così, perché è la società che per prima lo propaganda. Una società che ormai sta cadendo a pezzi per la sua concezione malata del mondo. Ma cos’è la società? Chi la forma? Noi! Siamo noi cittadini che la costituiamo, noi che stabiliamo dei modelli che consideriamo perfetti da seguire ed appena qualcuno sgarra lo giudichiamo e condanniamo. Vi sembra giusto? Io non credo, quindi cosa fare? Come cambiare? Ci vorrebbe qualcuno che ci guidi, ma non abbiamo nessuno. Quindi, a mio avviso, dovremmo cominciare a cambiare concezione prima di tutto di noi stessi e poi degli altri, tirando fuori le unghie. Dovremmo riuscire ad essere dei  modelli per coloro che verranno e dovranno affrontare i nostri stessi problemi. Vorrei concludere con un’aforisma di Eugenio Scalfari che penso rispecchi e rappresenta in maniera lungimirante l’adolescenza: “Che stagione l’adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la ragione della tua onnipotenza mentale”.

di Sophia Mercatante