Berlusconi è in agonia

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Berlusconi è in agonia. Sta affondando in un mare di provvedimenti, sentenze e condanne da lui stesso create. Non riesce più a stare a galla. Ha una zavorra che gli sta attaccata al piede. La zavorra della giustizia. Una giustizia che prima o poi doveva fare il suo corso. Ha un polipo a due teste che gli impedisce di muoversi. Il giudice Giulia Turri e il magistrato Ilda Boccassini gli stanno al collo. Non sa più che pedina muovere. Non bastano più i galleggianti lanciati dal suo avvocato Niccolò Ghedini. Non servono più soldi per pagare decine di persone (fra cui due deputati) per giurare il falso. Berlusconi sta annegando. I fatti parlano e Silvio tace. Prostituzione minorile e concussione sono reati troppo gravi anche per un uomo di potere come il Cavaliere. Non c’è più niente da fare. Al Tappone sta sprofondando in un solco così profondo da cui sarà difficile risorgere. Il Governo ad personam non è riuscito a sviare la sentenza. Berlusconi ha fallito. Milioni di italiani, che tutt’ora nel 2013, votano Berlusconi hanno fallito. Il Governo non cadrà, ma il PD dovrebbe farsi un lungo e inteso esame di coscienza. Dovrebbe rendersi conto con chi sta governando. Dovrebbe rendersi conto chi è Berlusconi. Chi è il PDL. Ci sono, al momento, diverse incognite che sicuramente si risolveranno nei prossimi giorni. Una delle più importanti sarà vedere cosa farà Letta, ma sopratutto, cosa farà Giorgione. Un dato certo sarà vedere i media difendere spudoratamente Berlusconi. Ma d’altronde a vivere disinformati siamo abituati.

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Meglio non votare

Duce

Negli ultimi anni in Italia il voto dei cittadini è stato vano o peggio ancora non è stato proprio valutato. Prima con il governo Monti che doveva avere il compito di tirare via il nostro paese da questa lenta ma inesorabile recessione. I risultati li conoscono tutti. Il 6 dicembre 2011 è stata introdotta la tassa sulla prima casa (l’IMU), l’IVA è aumentata, il settore del lavoro è in forte crisi e i consumi sono calati. Poi con il governo Letta. Un esecutivo non scelto dal popolo ma dal Presidente che gli ha dato perfino un tempo di scadenza pari a 18 mesi. Come se fosse una merendina da buttar via ad un tempo prescelto da Napolitano e non dal popolo. Il nostro, o meglio il vostro voto visto che io sono ancora minorenne, non è stato minimamente valutato. E’ carta straccia. Al popolo queste elezioni sono costate ben 400 milioni di euro. Tutti questi soldi sono stati buttati via. Giorgio ha tirato lo sciacquone e  ci ha accollato un governo di larghe intese a tempo determinato. In Italia sta cadendo il più importante pilastro della nostra nazione: la democrazia. Questa parola che sancisce il potere nelle mani del popolo è stata profondamente offesa e calpestata. In Italia c’è un presidente-duce, che tutto decide e tutto fa alle spalle dei cittadini. So che è grave quello che sto per dire, ma alla luce dei fatti, forse è meglio non andare a votare. Ci prenderemmo in giro da soli. Il nostro voto non conta più nulla. Sono poche persone che decidono. In Italia c’è stato un vero è proprio golpe. Il popolo è stato privato del suo potere. Gli elettori sono stati umiliati. La legge elettorale non sarà sicuramente ritoccata e il prossimo governo sarà per la terza volta un governo che nessuno ha scelto, nessuno ha voluto e nessuno a votato. Non possiamo più stare a guardare. Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo riprenderci, come è giusto che sia, le redini del nostro Paese. Dobbiamo riappropriarci della nostra democrazia.

Si vedono solo ai funerali

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Ieri, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma è stato celebrato il funerale della 53esima vittima in Afghanistan, il capitano Giuseppe La Rosa, del terzo reggimento bersaglieri della Brigata Aosta, ucciso sabato scorso a seguito di una bomba lanciata all’interno di un blindato. Ai suoi funerali, come c’era da aspettarsi, il feretro è stato accolto all’ingresso della chiesa da un picchetto d’onore al suono della marcia In pace per la pace, suonata dalla Banda nazionale dell’esercito. All’esequie vi era il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Ministro della Difesa, Mario Mauro, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il vicepresidente del Cms, Michele Vietti. Insomma persone di “spessore” politico non sono mancate. Il problema è che tutti questi personaggi politici hanno partecipato solo ai funerali. Dov’erano e dove sono nella vita di tutti i giorni? Perché partecipano ma non agiscono? Perché non fermano questa carneficina in Afghanistan? In questo momento l’Italia partecipa a 29 missioni internazionali, in più di 30 Paesi nel Mondo, con 8.000 soldati impiegati. I militari utilizzati in Afghanistan sono 2800, il 30 % di tutti i sodati impiegati in missioni all’estero. Dal 1952 sono morti 109 militari, di cui 53 nel conflitto Afghano. L’articolo della Costituzione che giustifica l’utilizzo e l’invio di forze armate all’estero è ll’11 che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Cioè: tra i compiti delle Forze armate italiane, oltre a quello prioritario della difesa dello Stato, c’è quello di operare al fine della realizzazione della pace e della sicurezza in conformità alle regole del diritto internazionale e alle determinazioni delle organizzazioni internazionali delle quali l’Italia fa parte. Naturalmente dietro il mantenimento della pace ci sono anche motivazioni di ordine politico, economico e strategico: rafforzare il prestigio internazionale dell’Italia, lotta alle organizzazioni che contrappongono frontalmente al modello liberale occidentale, difendere il nostro ruolo di media potenza all’interno della Nato e dell’Unione europea, vigilare sulle linee dei commerci vitali per la nostra economia, soprattutto nel Mediterraneo orientale (dove partecipiamo alla missione Active Endeavur) e in Medio Oriente. Il mantenimento della pace è certamente fondamentale, ma non è possibile assistere a morti causate da questo adempimento, se per l’appunto dietro il seguente, ci sono molteplici interessi che con la pace hanno ben poco a vedere.

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.

Karl von Clausewitz

L’Italia ha altri problemi

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Carpe diem dicevano i latini. Cogli l’attimo. A Quanto pare l’attimo lo sta cogliendo molto bene anche il nostro Berlusconi che avendo per le mani o meglio per le palle il governo Letta punta al presidenzialismo, al semi-presidenzialismo e all’elezione diretta del premier. In fin dei conti, questa è l’unica cosa a cui tiene veramente Silvio. L’unica strada per diventare immune dai suoi provvedimenti giudiziari. L’unica via che gli consentirebbe la salvezza. L’ultima corda a cui aggrapparsi. Corda che tiene ben fissata al palo Letta, che sta solo a prendere ordini da Al Tappone e Napolitano. Berlusconi punta al presidenzialismo cioè ad una forma di governo, in cui il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente che è sia Capo dello Stato sia il capo del governo. Essendo Capo di Stato non ha bisogno di voto di fiducia parlamentare anche perché, avendo già ottenuto il voto della maggioranza dei cittadini, non ha bisogno della fiducia dei loro rappresentanti. In più, in questa forma di democrazia rappresentativa, il Parlamento eletto dal Presidente, ha il potere legislativo. Il Parlamento non può essere sciolto dal Presidente che a sua volta non può essere licenziato dal Parlamento. Insomma punta ad un presidente-duce d’Italia. Un’elezione a premier che non sarebbe ostacolata non solo dalle reti Mediaset ma anche dalle reti nazionali che il PD ha da vent’anni lasciato nelle sue mani. Una rete comunicativa che Silvio usa e possiede in maniera strabiliante. D’altronde il grandioso recupero alle elezioni nazionali non è dovuto a una casualità. Esso è stato supportato da un’informazione distorta e plasmata, che inevitabilmente riesce a condizionare le scelte degli elettori. Un presidente-duce per l’Italia non sarebbe una cosa nuova. Un duce è attualmente al Quirinale. Un presidente che, non so con quale autorità, da un termine di 18 mesi ad un governo non so come si possa chiamare. Come se fosse lui a doverlo decidere. Non gli bastano tutti i privilegi e poteri che possiede, vuole avere molto di più. Vuole superare quella striscia, qual segno invalicabile che i nostri antenati hanno tracciato: la DEMOCRAZIA. Una democrazia che non può essere calpestata in questo modo. Una democrazia che non può essere lasciata nelle mani dei potenti, ma che dovrebbe appartenere al popolo. L’Italia non ha bisogno di una riforma costituzionale, non ha bisogno del presidenzialismo o semi-presidenzialismo che sia, non ha bisogno di una bicamerale o di una monocamerale. L’Italia ha bisogno di una nuova legge elettorale, di riforme e incentive per il mondo del lavoro. I giovani italiani hanno bisogno di nuovi spazi e nuovi stimoli. L’Italia ha bisogno di una nuova informazione, non più di parte e che miri ad informare e non a disinformare la gente. Non mi illudo che con questo governo si riesca a fare nemmeno la legge elettorale, ma quantomeno alla fine di questo percorso obbligatorio di 18 mesi, vorrei che il popolo si rendesse conto chi ha mandato anzi, chi è stato obbligato a mandare al governo e a chi ha lasciato nelle mani le sorti del nostro paese.

Aridaje

Contadino

Sembra proprio che i “saggi” nella nuova Repubblica stiano andando molto di moda. Dopo infatti la nomina di una commissione composta da 10 personalità voluta da Giorgio Napolitano ecco che i saggi rispuntano nel governo Letta. I così detti “saggi” lettiani avranno il compito di lavorare nel tempo necessario al Parlamento, per approvare il ddl costituzionale che definirà l’iter delle riforme. In sostanza, come penso sappiate, il Governo si sta accingendo a varare un disegno di legge con lo scopo di modificare le regole per modificare la nostra Costituzione con l’obiettivo di proporlo venerdì nel Consiglio dei Ministri. Insomma sembra che il “contadino” Giorgio, dopo aver seminato i suoi (saggi), abbia lasciato il terreno ben pronto per Letta che invece di 10 ne ha seminati ben 35. Gli esperti sembrano accontentare larga parte degli ordinamenti politici ma, come c’era da aspettarsi, le critiche non sono mancate. Renzi dichiara: “ci diranno le cose che già sappiamo, che va cambiata la burocrazia; ma per questo basta anche un grullo, non ci vuole un saggio”. L’onorevole Rosy Bindi esprime qualche perplessità: ”Non si vede per quale motivo il Parlamento debba aspettare alcuni mesi” per le riforme istituzionali, ”quando le Commissioni Affari costituzionali sono pienamente in funzione e legittimate a farlo. Ne’ appare chiaro il ruolo del comitato degli esperti: forse il governo vuole farci risparmiare le audizioni parlamentari?”. Ritoccare la burocrazia è certamente fondamentale ma prima di questo bisognerebbe modificare la legge elettorale, risolvere i problemi nel mondo del lavoro, abbassare le tasse e poi modificare la costituzione che secondo Giovanni Sartori: “è solo un pretesto dire che ci vuole prima la Costituzione e poi il sistema elettorale. Pretesto per non fare neanche la legge elettorale, visto che qualcuno lavora ancora per mantenere il porcellum”.

Incontro tra Enrico Letta e il M5S

Proprio ieri è avvenuto l’atteso incontro tra i capigruppo del Movimento 5 Stelle e l’incaricato premier Enrico Letta, come di consuetudini, trasmessa in streaming sulla web Tv del M5S. Argomenti cardini dell’incontro, lanciati da Enrico Letta, sono stati due: la questione relativa ai debiti delle pubbliche amministrazioni e il lavoro. Subito dopo un lungo discorso “elettorale” di Letta nel quale si è parlato sopratutto dei cambiamenti e riforme che vanno apportate per dare uno slancio all’economia del nostro paese, il M5S è stato accusato, dall’ormai ex vicepresidente del PD, di essersi congelato in una posizione di stallo che ha avuto un’unica strategia: il “NO” categorico a qualsiasi proposta contribuendo all’incapacità di arrivare ad un’accordo per trovare un Presidente del Consiglio condiviso. Subito i capigruppo del M5S, non hanno perso tempo a rispondere alla provocazione mossa verso di loro affermando, che lo stallo di 60 giorni del Parlamento non è dovuto al NO del Movimento bensì è frutto della mala politica che si è alternata al governo del nostro paese da ormai 20 anni. Punto culminante dell’incontro è stato quando la capogruppo, Roberta Lombardi, ha consegnato nelle mani di Letta la proposta di legge sui rimborsi elettorali ai partiti, che il M5S porterà in Parlamento. Comunque dopo aver parlato di riforme della legge elettorale, della legge anti-corruzione e della giustizia, l’incontro tra Letta e il M5S si è concluso con il “no” da parte del Movimento alla fiducia al Governo, ma con il sostegno sulle singole proposte che il M5S condividerà e riterrà giuste e valide per i cittadini italiani.

I cittadini “usa e getta”

Usa e GettaLa rielezione di Napolitano ha scatenato, negli ultimi giorni, diversi malcontenti e polemiche, che sono state protagoniste delle prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. Superando questi malcontenti e lasciando da parte la rielezione di Giorgio Napolitano, che può essere condivisa o meno, sicuramente la gran parte del popolo italiano, si sarebbe aspettato dal principale rappresentante della nostra democrazia, che avrebbe in primo luogo lanciato delle proposte per far uscire il nostro paese da questa maledetta e orrenda crisi e che in un secondo momento avrebbe formato il nuovo governo in maniera del tutto democratica, visto che un governo che si fa carico del nostro paese è ancora presente in Parlamento (e non come diversi programmi televisivi affermano, privo di un governo, per giustificare la mancanza di proposte e impegno dei nostri politici). Come c’era da aspettarsi, a mio malgrado, non è proprio andata così. Nelle ultime ore, il Presidente Napolitano ha incontra Enrico Letta, vicepresidente dimissionario del PD, per assegnarli l’incarico di formare il nuovo governo, il quale ha accettato con riserva la proposta di Napolitano. Ora non mi permetto di dire che Enrico Letta, non sarà un valido presidente del consiglio ma, per onor di cronaca, si dovrebbe ricordare ai cittadini che un vero vincitore dalle scorse elezioni politiche non è stato individuato, a colpa dell’ormai nota legge elettorale. Siccome l’Italia è una democrazia, quindi il potere dovrebbe essere in mano del popolo, non capisco su quale base il Presidente della Repubblica abbia assegnato l’incarico a Letta e quindi al PD. Come già ricordato in precedenza, le ultime votazioni non hanno dato vita a nessun vincitore, quindi in parole povere sono state considerate nulle o meglio ancora nulle per i partiti, perché il popolo italiano queste elezioni le ha pagate a caro prezzo, pensate che il costo stimato per le ultime elezioni si aggira introno a 400 milioni di euro, prezzo che se avrebbe dato vita a un Presidente del Consiglio eletto in maniera democratica sarebbero anche giustificabili, ma visto il fatto che non sono servite a nulla, questi milioni di euro saranno altri soldi che lo stato italiano avrà sperperato alla faccia degli elettori, senza contare i rimborsi elettorali che tutti i partiti, a parte il Movimenti 5 Stelle, hanno riscosso, e che si aggirano intorno a 42.782.512,50 di euro.