Il Pigiamento

20100401_bottone-rosso-console-parental-control_cIl Parlamento nato allo scopo di legiferare, emanare, posto di confronto e formatosi principalmente per parlare e discutere è congelato. Anzi è surgelato. È surgelato per scongelarlo al momento giusto. Solo quando è utile. Quando conviene. Il nostro Parlamento è inutile. Non vale nulla. È in agonia. Sussurra solo attraverso decreti legge che dovrebbero essere usati in caso di necessità. Infatti l’articolo  76 della Costituzione afferma: “L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”. Il compito del Parlamento, in teoria, sarebbe fare le leggi mentre il Governo dovrebbe governare. In teoria. In pratica questo non succede. I nostri parlamentari, i nostri rappresentanti sono solamente dei pigia bottoni. Ogni settimana piovono decreti legge. Piovono a centinaia. Bisogna approvarli in meno di tre giorni. Non c’è il tempo di ragionare, di pensare, pesare e valutare. I partiti introducono dietro a decreti per l’ambiente delle norme antitrust, leggi ad personam e leggi che puzzano. Emanano un cattivo odore che è meglio nascondere. Il Parlamento è un “Pigiamento”. Una vera e propria stanza dei bottoni. Un casinò. La scatola è ormai vuota. A questo punto mi chiedo se serva veramente il Parlamento. Va riformato o abolito? Va seppellito o fatto risorgere? E’ utile o non è utile? A voi l’arduo compito di tirare le vostre considerazioni.

Ps. Stiamo vivendo una guerra invisibile. Resa invisibile dai media. L’unico modo per combatterla è informarsi. Ma informarsi bene. Utilizzando mezzi d’informazione alternativi. Non dico che la TV sia finita ma quasi. Bisogna filtrare ogni parola e non prenderla per buona visto che viene dall’alto.

Dateci rispetto e noi vi restituiremo la dignità

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Albert Einstein nel “lontano” 1934 scriveva : “Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza.” Oggi fa sorridere questa frase, perché ammettiamolo, cari signori, ammettiamolo che vorremmo non sapere, non sentire e non vedere. Non vorremmo leggere ogni giorno di uomini che arrivano al suicidio, perché la fame e la disperazione sono i maggiori cancri contro cui si puo’ combattere. Sono i cancri del sistema, quei tumori maligni che si formano, o meglio che si sono formati e continueranno a formarsi in questa SECONDA REPUBBLICA. “La vera crisi è l’incopetenza”! Oh caro Einsten se ora fossi qui, ti metteresti le mani nei capelli. Quanta finta meritocrazia e bugie velate. Quanti inciuci e raccomandazioni. Quante cose non dette e quante verità taciute. Ma adesso siamo stanchi cara classe dirigente, siamo stanchi di non poter dire e di dover parlare. Non chiediamo lavoro, perché sappiamo che non c’è ne. Non chiediamo giustizia, perché sappiamo che siete incapaci di farla. Chiediamo rispetto, come cittadini ; come persone; ma anche e soprattutto come vostri capi, perché in democrazia comandano i cittadini, anche se a volte lo dimenticate. Dopo ventun anni di imbrogli e mazzette date sotto banco, dopo lo scandalo Tangentopoli e l’indagine Mani Pulite, avete perso qualcosa. Avete perso la dignità, la dignità di “capi”, perché puo’ sembrar strano e sbagliato, ma vi assicuro che gli Italiani hanno capito tutto e anche se sembra che qualcuno non l’abbia capito è semplicemente perché si è arreso. Quando un cittadino si arrende è perché è stanto, stanco di lottare e di non riuscire a cambiare mai niente perché “la poltrona” fa gola a tutti. L’arrendevolezza del popolo dovrebbe essere il più grande fallimento di uno stato, invece no, secondo i nostri politici il problema non sono loro. Danno tutte le colpe ai giovani che non accettano lavori mediocri e umili, dicendo che il lavoro c’è, ma noi Italiani non lo vogliamo; incolpano la Germania per essere troppo, troppo “Tedesca”, incolpano i vecchi della politica dicendo che loro devono risolvere il dissesto che hanno lasciato gli anziani. Mai che si incolpassero tutti, mai che dicessero : <<Siamo noi che abbiamo rovinato la RES PUBLICA!>>, non tu, noi io, tutti. Qualcuno potrebbe dire che nella Prima Repubblica c’erano lo stesso gli inciuci, i ricatti, le collaborazione con la mafia, ma la gente contava di più, magari contava perché era grazie al popolo che si eri lì e non potevano metterselo contro, ma comunque contava, c’era qualcuno che si accupava del popolo. Non chiediamo una Terza Repubblica, perché dato che “al peggio non c’è mai fine”, non si sa davvero a quale livello di dissesto arriveremmo. Chiediamo che ognuno si prende le proprie colpe e con la coda in mezzo alle gambe si dimetta e se ne vada, senza lasciare traccia di se’ e soprattutto senza tornare appena la corrente torna favorevole.

di Mariasole Colacresi

Ma l’Italia non ripudiava la guerra?

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Articolo 11 della Costituzione Italiana: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. E fin qui non vi è nulla di strano. La stranezza però si presenta quando lo Stato Italiano spende 17,64 miliardi di euro per spese militari. Tutti questi soldi servono per larga parte a coprire gli stipendi del personale (9,68 miliardi per 177.300 persone), ma in parte sia per finanziare le spedizioni militari all’Estero e sia per l’acquisto di nuovi aerei e navi da guerra, nuove bombe e nuovi carri armati per una spesa di circa 5 miliardi e mezzo di euro. Una corsa agli armamenti che non mira alla difesa del territorio ma alle ambizioni di prestigio militare dei nostri generali. Di fatto come lo stesso capo di stato maggiore dell’esercito, generale Claudio Graziano afferma: “la quantità e l’operatività delle forze armate dipende dalle ambizioni nazionali”. Ambizioni che non si fermeranno “solamente” ai 5 miliardi e mezzo di euro ma che andranno molto oltre. Ricordiamo per esempio il progetto Forza Nec, che nei prossimi cinque anni richiederà una spesa di 9,5 miliardi e alla sua conclusione, nel 2031, ci sarà costato addirittura 22 miliardi di euro. Questo solo per l’ammodernamento delle forze militari da impiegare all’estero. Da non dimenticare e sottovalutare sono i costi dei famigerati F-35, che richiederanno 535,4 milioni l’anno prossimo e 657,2 milioni quello dopo, la spesa per i satelliti spia Sicral-2 (15,1 milioni), quella per gli elicotteri Nh-90 (82 milioni) e quella per i caccia da addestramento M-346 (36 milioni). Mi fermo qui non perché avrei finito di elencarvi le spese, ma solamente perché non mi basterebbe un’intero articolo per enunciarvele tutte. Comunque, questa gigantesca spesa, che ricordo essere pari a 5 miliardi e mezzo di euro, è una cifra da cui cittadini vengono privati e che potrebbe essere investita in altri progetti. Gran parte della cifra ovvero 3,18 miliardi provengono dalle casse della Difesa ma 2,18 miliardi sono fondi del ministero per lo Sviluppo Economico e 42 milioni provengono addirittura dal ministero dell’Istruzione. Insomma mentre vi è un’Italia che va in rovina, la scuola abbandonata a se stessa, imprenditori che tentano il suicidio, tasse che sono come dei cappi al collo per tutti gli italiani e lo spread che sale inesorabilmente; i nostri amati politici, ma sopratutto i nostri generali, non badano a spese sugli interventi militari all’estero. Come se fosse quello il terreno di confronto per misurare il progresso e il prestigio della nostra Repubblica. E poi che senso ha spenderli in operazioni militari all’estero se nel nostro paese atti di rapina, estorsioni, stupri, omicidi e sequestri di persona aumentano sempre di più?

I Have a Dream

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Io ho davanti a me un sogno, che un giorno politici e cittadini arrivino a sedersi allo stesso tavolo

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno l’informazione nel nostro paese diventi libera e indipendente

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno chi sbaglia debba pagare

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno finisca l’arroganza e la prepotenza

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno finisca l’ipocrisia

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno la nostra nazione risplenda come un tempo

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno la gente non ti giudichi per il colore della pelle, per la ricchezza o per il possesso ma per quello che sei veramente

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno si dia più spazio ai giovani

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno finisca l’opportunismo e il vittimismo

Io ho davanti a me un sogno, di continuare sempre a portare avanti le mie idee

Io ho davanti a me un sogno, di dare una svolta a questa società

Io ho davanti a me un sogno, il sogno di non smettere mai di sognare

L’appello dei due marò

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E’ iniziato poco più di un anno fa il caso dei due marò, Salavatore Girone e Massimiliano Latorre, trattenuti ormai da un anno in India dopo l’accusa di aver ucciso due pescatori in acque territoriali indiane.

Ripercorriamo un po’ le tappe di questo strano caso:

I marò lasciano l’Enrica Lexi

Il 19 febbraio i due marò vengono fermati e fatti scendere dalla Lexie nel porto di Kochi.
L’Italia rivendica la competenza giuridica per una vicenda che coinvolge “organi dello Stato operanti nel contrasto alla pirateria sotto bandiera italiana e in acque internazionali”. Ma il caso rimane in India.

La prima licenza a Natale

Mentre il tribunale di Kollam continua a rinviare l’avvio del processo ai due militari, e mentre si attende il verdetto della Corte Suprema di New Delhi sulla giurisdizione del caso, viene concessa a Latorre e Girone, su cauzione e con dichiarazione giurata, una prima licenza di due settimane per poter passare il Natale a casa. Rientrano in India il 4 gennaio.

La giurisdizione

La Corte Suprema dispone la creazione di un tribunale speciale a New Delhi per esaminare la questione della giurisdizione (indiana o italiana). I giudici hanno stabilito “l’incompetenza” dello Stato del Kerala che “non aveva giurisdizione” per intervenire, dato che “il fatto non era avvenuto nelle acque territoriali indiane”. Ma, secondo la Corte, nel loro servizio sulla Enrica Lexie, “i marò non godevano di quella immunità sovrana” che avrebbe determinato automaticamente la giurisdizione italiana.

Violati gli accordi

Viene concesso un secondo permesso ai due marò: questa volta possono tornare in Italia per 4 settimane in occasione delle elezioni. Ma a sorpresa l’Italia decide che Latorre e Girone non rientreranno in India perché New Delhi ha violato il diritto internazionale.

(fonte http://www.ilsalvagente.it)

Proprio ieri, mentre le forze politiche si confrontavano in Parlamento, il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, si è dimesso lasciando “la nave” prima ancora di averla portata in salvo. Questo ha scatenato un putiferio mediatico, che vede l’Italia umiliata sotto tutti i punti di vista, che dopo aver preso la decisione di non voler riconsegnare i due marò alle autorità indiane, in seguito alle pressioni dello stato indiano, li ha riconsegnati nelle mani del nemico; abbandonando i nostri militari come se fossero merce di scambio. La questione non finisce qui, ci sono diverse voci che affermano che i nostri due marò, potrebbero essere sottoposti ad un processo in India, paese che prevede la pena di morte nella quale i nostri militari potrebbero incorrere. Lo scontro tra le forza politiche è stato immediato, ma il dibattito è stato subito messo a tacere da uno dei due fucilieri dicendo testualmente:

Non ci serve ora sapere di chi è stata la colpa, perché non ci porta a nulla, e tantomeno non porta a nulla che delle forze politiche si rimbalzino le responsabilità

Non si sono viste, prima d’ora, delle forze politiche, bacchettate in questo modo e sopratutto non si è mai vista un Italia così umiliata a livello nazionale. Sicuramente questo caso, ha sollevato diverse questioni come: l’incompetenza di alcune forze politiche e soprattutto la forte richiesta di un governo forte e stabile che possa risolvere questo caso e far risorgere il nostro paese da questo “cataclisma” che la messa in ginocchio.

Giulio Terzi

Giulio Terzi

Intervento del Deputato 5 Stelle, Stafano Manlino, proprio sulla vicenda dei due marò