Il Pigiamento

20100401_bottone-rosso-console-parental-control_cIl Parlamento nato allo scopo di legiferare, emanare, posto di confronto e formatosi principalmente per parlare e discutere è congelato. Anzi è surgelato. È surgelato per scongelarlo al momento giusto. Solo quando è utile. Quando conviene. Il nostro Parlamento è inutile. Non vale nulla. È in agonia. Sussurra solo attraverso decreti legge che dovrebbero essere usati in caso di necessità. Infatti l’articolo  76 della Costituzione afferma: “L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”. Il compito del Parlamento, in teoria, sarebbe fare le leggi mentre il Governo dovrebbe governare. In teoria. In pratica questo non succede. I nostri parlamentari, i nostri rappresentanti sono solamente dei pigia bottoni. Ogni settimana piovono decreti legge. Piovono a centinaia. Bisogna approvarli in meno di tre giorni. Non c’è il tempo di ragionare, di pensare, pesare e valutare. I partiti introducono dietro a decreti per l’ambiente delle norme antitrust, leggi ad personam e leggi che puzzano. Emanano un cattivo odore che è meglio nascondere. Il Parlamento è un “Pigiamento”. Una vera e propria stanza dei bottoni. Un casinò. La scatola è ormai vuota. A questo punto mi chiedo se serva veramente il Parlamento. Va riformato o abolito? Va seppellito o fatto risorgere? E’ utile o non è utile? A voi l’arduo compito di tirare le vostre considerazioni.

Ps. Stiamo vivendo una guerra invisibile. Resa invisibile dai media. L’unico modo per combatterla è informarsi. Ma informarsi bene. Utilizzando mezzi d’informazione alternativi. Non dico che la TV sia finita ma quasi. Bisogna filtrare ogni parola e non prenderla per buona visto che viene dall’alto.

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Trasformiamo la Rai

Inchiesta lanciata su change.org

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Siamo al 57° posto al mondo come libertà di informazione secondo la classifica dell’organizzazione Reporters Sans Frontières. Questa posizione disonorevole deriva dalla mancata risoluzione del conflitto di interessi, dalla assenza di una seria normativa anti trust, dalle interferenze dei governi e dei partiti nella nomina delle Autorità di garanzia e del Consiglio di amministrazione della Rai, e dai tentativi più volte reiterati di introdurre norme bavaglio, utilizzando il pretesto delle intercettazioni. Un quadro desolante che l’attuale governo potrebbe addirittura peggiorare, se venissero confermate le voci di un progetto di smantellamento della Rai.

Questo, dunque, è il momento per chi crede nella tutela di un vero servizio pubblico di farsi sentire, chiedendo chiaro e forte una riforma che restituisca la Rai ai cittadini: l’ambizioso obiettivo di MoveOn Italia.

MoveOn denuncia da tempo le degenerazioni di una TV pubblica occupata dai partiti ed umiliata per anni da un conflitto di interessi senza uguali al mondo. Ma l’intento è sempre stato propositivo: riconquistare un bene comune, qual è l’informazione. Come dice Marco Quaranta, il primo animatore del MoveOn di Roma: “I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!”.

Da qui i nostri 5 punti per cambiare la Rai, mettendo i cittadini al cuore della nostra riforma – a cominciare dagli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone. Gli stessi utenti dovranno essere coinvolti con modalità interattive in un processo continuo di controllo e di valutazione, rispondendo così ad un esigenza di trasparenza e di partecipazione fin qui ignorata.

Non chiediamo la luna. Abbiamo preso ad esempio modelli di gestione sperimentati in altri paesi europei, come la Germania e la Gran Bretagna.

Firma anche tu per una riforma non solo possibile, ma anche necessaria se vogliamo tutelare l’informazione come bene pubblico.

Grazie,

Tana de Zulueta

Gossip uguale disinformazione

disinformazione

Fin quando il gossip si fa con persone dello spettacolo che dipendono dal pettegolezzo e che su esso ci sguazzano per acquistare sempre più popolarità mi sta bene. Ma quando il gossip, cioè chiacchiere, entrano in politica la situazione cambia. Negli ultimi giorni verso il caso della senatrice Gambaro molte bugie sono state dette sopratutto dalle TV. I media si sono aggrappati o meglio si sono stretti come dei veri pitoni contro il M5S. Adele Gambaro dopo aver rilasciato delle dichiarazioni a Sky TG 24, mettendo in discussione la linea del Movimento è stato, come è giusto che sia, proposto il suo allontanamento dal gruppo. Una cosa normalissima. Se uno non condivide più le scelte e la strada che un gruppo parlamentare percorre è giusto che venga esclusa. Durante l’assemblea 5 stelle di ieri con 79 voti si è disposto che la decisione per l’espulsione della Gambaro spetta alla rete. Verrà chiesto agli attivisti. Alle persone che credono nel Movimento. Solo loro decideranno. I media insinuano in una frammentazione del M5S ma non è così. Questo è quello che vi vogliono far credere. In un movimento giovane è normale che ci siano delle “placche” che si scollano da un pezzo di terra stabile. I media vogliono aumentare solamente le oscillazioni nel movimento per mandarlo in crisi. Un’espulsione in un gruppo è normale. Quanti sono stati espulsioni dal PD e PDL? Perché nessuno ne parla? In questi gruppi politici sopratutto nel PDL non c’è democrazia. Decidono solo poche perone. E’ un’oligarchia. Il Movimento invece è una chiara rappresentazione di democrazia. Una nuova democrazia. Una nuovo meritocrazia basata sulla rete. Basta parlare dei dibattiti nel Movimento; concentriamoci sulle cose che il M5S ha fatto e ha proposto in questi mesi e che sono state bollate o del tutto copiate degli altri gruppi parlamentari.

Jump! Dal Parlamento mi tuffo

Jump

Dopo il Parlamento molti politici, visto che siamo in tema acquatico, non sanno più che pesci pigliare e molto spesso questi personaggi si buttano, o meglio jampano di qua e di la, intascando per dì più una liquidazione d’oro (pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità moltiplicato per ogni anni di mandato effettivo). Questo assegno di fine mandato avrebbe il compito di agevolare i politici che non sono riusciti a rientrare il Parlamento, circa 600 per questa legislatura, per essere reintrodotti nel mondo del lavoro. Lavoro che molti politici mantengono anche durante il mandato come afferma Sergio Rizzo, il giornalista del Corriere della Sera che da tempo denuncia i privilegi della Casta: “Rispetto agli altri paesi, in Italia, anche da eletti, è possibile continuare a portare avanti la vecchia professione”, precisa. E se le imprese devono aspettare “almeno 180 giorni” per riscuotere i crediti con lo Stato, per i parlamentari non c’è bisogno di attendere. Per la Casta basta un mese per incassare l’assegno”. Ma rientriamo nel tema di oggi. L’altra sera, su canale 5, alla trasmissione televisiva “Jump! Stasera mi tuffo” chi vedo nella giuria? Riesco ad intravedere (non vedo bene perché ormai i mie occhi sono pieni zeppi di fotogrammi che ritraggono politici in varie trasmissioni televisive) l’ex deputata del PD, Paola Concia, in una veste molto differente da onorevole, cioè nei panni di un giudice televisivo. E si tanto dopo essersi seduta in Parlamento la poltrona di arbitro in uno show televisivo gli mancava eccome. Ma la cosa che mi fa più storcere il naso è quando vedo una come la Concia, che non ha mai (e per questo l’ammiro molto) nascosto la sua omofobia e che per la difesa dei diritti degli omosessuali si è molto battuta ed è sempre stata in prima linea, andare nelle reti Mediaset, di proprietà di Silvio Berlusconi che sull’omosessualità ha fatto battute poco felici. Questo avvenimento rispecchia molto bene la serietà e la coerenza dei nostri rappresentanti politici che dopo anni passati in Parlamento, un universo a distanza abnorme dalla vita quotidiana, quando si vedono catapultati nella realtà non sanno più a che santo votarsi e anche se siano di destra, sinistra o centro finiscono per buttarsi nelle braccia del Cavaliere, che “santi” dietro le spalle deve averne parecchi visto tutti i provvedimento giudiziari che è riuscito a superare.

Colui che non dev’essere nominato

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Nelle ultime ore, la notizia che più è stata riportata da quotidiani e TV (sopratutto, non per a noi oscuri motivi, nelle reti Mediaset), è stata la condanna di Berlusconi nella sentenza d’appello del processo Mediaset. L’accusa rivolta a Silvio Berlusconi, Presidente del Popolo della Libertà, è di frode fiscale nell’ambito del processo sulla compravendita dei diritti tv Mediaset, confermando i 4 anni in primo grado. Inoltre, i giudici hanno confermato i 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Questa sentenza mi auguro sia l’ultima, ma sicuramente non può essere considerata la prima. Infatti, il Cavaliere, di reati e sentenze se ne intende parecchio. La lunga “carriera giudiziaria” è inizia, nel lontano, 1979 con l’indagine svolta dalla Guardia di Finanza su presunti rapporti con società svizzere, nella quale sono stati anche imputati 3 militari, i quali pur avendo riscontrato delle anomalie tra i rapporti tra Berlusconi e le misteriose società svizzere, chiusero l’ispezione. I procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi sono molteplici e vari, ricordiamo per esempio: l’accusa di concorso in corruzione del 1989, l’accusa di falso in bilancio e appropriazione indebita, il reato di finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano guidato da Bettino Craxi,  l’accusa di aver concorso per aggiustare la sentenza del tribunale civile di Roma per la vendita della partecipazione azionaria della Società Meridionale di Elettricità (SME), la spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest, il processo per tangenti fiscali sulla pay-tv, l’indagine per diverse stragi dal 1992-1993, concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento alla prostituzione. La lista è davvero molto lunga, ma quello che rimane di fatto è che nessuno dei suddetti procedimenti penali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna. Tutti, e dico tutti, sono stati giustificati con la seguente affermazione: “E’ una persecuzione giudiziaria, nella quale è sempre coinvolta la Procura di Milano”. Riportata, ad effetto domino, da tutti i principali rappresentanti del PDL. Ora non per voler insinuare nulla, ma un cittadino, solamente indagato in tutta queste serie di processi, può continuare ad esercitare la professione di politico, cioè di rappresentante dello Stato? E’ possibile che la Procura di Milano ce l’abbia sempre con Silvio Berlusconi? Ci sarà un fondo di verità in tutti questi processi?

Che cos’è il signoraggio?

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Molto probabilmente non sentirete mai parlare di signoraggio in TV o nei quotidiani, nessuno ci farà mai un talk show al riguardo e nessun dico nessun politico sarà mai attaccato con l’accusa di favorirlo proprio perché è forse il più grande potere dal quale siamo schiavi ogni giorno ma che appare indifferente e trasparente ai nostri occhi.

signoraggio

In parole molto povere il signoraggio è  la differenza tra il valore intrinseco e il valore nominale della moneta. Mi spiego meglio. La creazione delle monete ha dei costi di produzione (costo intrinseco) che è determinato dai costi del materiale usato per produrre la moneta, per la manodopera, per la distribuzione e per le tecniche anticontraffazione. Il valore che è espresso sulla faccia della moneta è il valore nominale. Il signoraggio non è altro che la differenza tra il costo intrinseco e il valore nominale. La produzione delle monete è affidata alle banche, nello specifico in Europa alla BCE (Banca Centrale Europea), che ricordo essere una Spa (Società Per Azioni). Il costo di produzione di qualsiasi moneta è di 0,15 euro quindi, per esempio, il guadagno delle banche su una moneta da 1 euro sarà di 0,85 euro. Le monete che vanno da 0,10 euro in giù sono affidade allo Stato (quindi a tutti Noi) per ovviare alla situazione di far rimettere le banche sui costi di produzione della moneta. Cosa differente va detta per le banconote in cui il signoraggio si manifesta in maniera più eccessiva arrivando quasi al 100%. Infatti, per ogni banconota (da 5 a 500 euro), il costo di produzione è pari a 0,30 euro, questo significa che, nel produrre 500 euro, la BCE guadagna ben 499,70 euro. Inoltre la moneta  è sottoposta ad un interesse (ad es. 3%) che fa lievitare il debito dei cittadini di un Paese, oltre al valore nominale della moneta stessa. In pratica una banconota da 100 euro al cittadino costa 103 euro, mentre alla banca solo 30 centesimi. Ovviare a questo problema sarebbe semplice e del tutto scontato. Basterebbe che lo Stato, una volta tanto sovrano, emettesse moneta senza delegare le banche di farlo riducendo in questo modo il debito del Paese. Il problema però è che i politici non accetterà mai di prendere la stampante perché quest’ultimi NON POSSONO e NON VOGLIONO farlo, per il semplice motivo che disubbidire ad un “datore di lavoro” non è accettabile. Per datore di lavoro mi riferisco alle banche (ndr), che li sponsorizzano e non li CONSEGNERANNO MAI LA “STAMPANTE” perché perderebbero un monopolio su cui possono marciare e guadagnare cifre spropositate con tantissimi zeri al loro seguito.

Essere imprenditori di se stessi

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La sera del 27 dopo aver mangiato una pizza con i miei amici sono tornato a casa e mentre mi sedevo sul mio bel divano ho acceso la TV dirottando il telecomando su canale 5. Ormai è da un 3 settimane che sul 5, la sera, va in onda il programma di Maria De Filippi “Amici”. Quella sera è stato ospite da Maria il Rapper Fedez che dopo aver cantato o meglio reppato ha raccontato un po’ della sua storia. Devo ammettere che in un primo momento non mi era molto soffermato su come questo ragazzo abbia spopolato nel palinsesto musicale italiano, ma dopo questa apparizione la curiosità ha avuto il sopravvento è sono andato ad informarmi sul conto di questo ragazzo. Dopo un’oretta di ricerca sul web, ho scoperto che Federico Leonardo Lucia, meglio conosciuto come Fedez, non è stato promosso o pubblicizzato immediatamente dalle case discografiche, ma inizialmente ha cominciato a caricare video sul web e dopo aver incassato milioni di visualizzazioni ha ricevuto un’offerta discografica. Facendo così ha fatto in modo che le case discografiche non fosse lui ha cercarle ma loro a cercare lui. Dovremmo prendere, sopratutto noi giovani, esempio da questo ragazzo che ha sfruttato i nuovi mezzi a nostra disposizione per pubblicizzarsi e per portare avanti la sua passione. Questo non vale solo per il canto ma è valido per tutti i settori. Il puntare a qualcosa di grande, avere delle ambizioni, farsi dei progetti, avere delle passioni e qualche volta navigare sulla barca della fantasia e dell’immaginazione sono fondamentali per ognuno di noi. Ma per trasformare i vostri sogni magari nel vostro prossimo lavoro ricordatevi che ci vuole una grande forza di volontà e bisogna credere fortemente nelle vostre capacità perché se non siete voi i primi a crederci non potete neanche lontanamente sperare che gli altri puntino su di voi.