Amori malati

Amori malati

Ancora un amore malato che porta come epilogo l’aggressione di una donna. Veronica Franceschi, 30 anni, è in gravissime condizioni dopo essere stata accoltellata dall’ex fidanzato, Imed Hamid, algerino di 37 anni. L’aggressione è avvenuta davanti a un bar. I due si trovavano in auto e sembra stessero avendo un’accesa discussione ma nessuno si intrometteva; infatti la donna dopo l’accaduto ha esplicitamente dichiarato che appena entrata nel bar per chiedere aiuto, il proprietario le raccomandò di non sporcare di sangue il bagno.

Imed ha deciso di compiere questo’atto per la rottura con Veronica, ma lui sostiene sia ancora “amore” che prova per la vittima. Lei non è del tutto d’accordo, infatti ha dichiarato che verso lui prova solo e soltanto paura perché non sa più cosa potrebbe fare oltre, difatti non vuole avere più rapporti ma il presunto innamorato continua a perseguitarla.

L’ultimo suo atto d’amore è stato quello di scriverle una lettera per chiederle di incontrarsi nei giorni seguenti altrimenti farà qualcosa di cui se ne pentirà. A questa minaccia una trent’enne come dovrebbe reagire? Dovrebbe dargliela vinta o combattere? A mio parere combattere sarebbe la cosa migliore, ma come se non si riceve nessun aiuto da nessuno? Vogliono muoversi le istituzioni per aiutare queste donne in difficoltà oppure preferiscono continuare a parlare e sparlare di Berlusconi sol perché ricopre una carica di politico? Vogliamo continuare a vivere in questa Italia dove ognuno pensa al proprio bisogno? Intanto Veronica ed i suoi familiari sono spaventati da Imed e sperano che si arrenda o almeno dia una tregua, ma sperare non serve a niente se alla fine le autorità non lo arrestano e di conseguenza questa storia non finisce. Quante altre disgrazie simili a queste dovremo ancora sentire prima che si prendano veri ed efficaci provvedimenti?

di Sophia Mercatante 

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Vendetta o giustizia?

Vendetta o Giustizia

Oggi durante le ore di lezione si è aperto un dibattito che aveva come argomento principale la violenza sulle donne e il femminicidio. Durante questa discussione non è tardata a presentarsi la notizia riguardante il 52enne di Cleveland accusato di avere tenuto segregate e avere violentato tre ragazze per un decennio. Durante appunto, questo confronto, dai toni molto accesi si sono formati due “partiti” opposti. Uno che sosteneva la pena di morte, l’altro che si opponeva fermamente a questa scelta sostenendo che, anche se questa persona, se così si può definire, venisse uccisa nessuno potrà ridare, ma sopratutto cancellare dalla memoria di queste ragazze 10 anni di soprusi e di violenza. Il voler procurarsi con le proprie mani vendetta è tipico dell’istinto umano ed è anche, da un certo punto di vista “giustificabile”. Io penso però che, a violenza non si risponde con violenza; alla fin fine la violenza porterà solamente altra sofferenza. A violenza si risponde con giustizia. Giustizia che ogni persona vittima di un reato deve avere per diritto oggettivo. A mio giudizio però, prima di parlare di giustizia si dovrebbe parlare di prevenzione. Prevenzione che è necessaria per ridurre al minimo episodi di questo tipo. In fin dei conti, se non si parte dalle fondamenta non si può pensare che una struttura regga. La prevenzione è il gradino più basso da cui uno Stato dovrebbe partire per far in modo che la società non debba aver bisogno di giustizia. Se lo Stato investisse di più sulle associazioni locali, ci sarebbe più prevenzione e di conseguenza meno crimini che determinerebbero l’eliminazione della vendetta.

Vorrei Concludere con un’aforismo di Francis Bacon che recita: Di certo, nel vendicarsi, un uomo è soltanto pari al suo nemico, ma ignorandolo gli è superiore poiché perdonare è da principe.

Armi “giocattolo”

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L’altro ieri, 1 maggio 2013, è morta a soli due anni Caroline Starks, per essere stata colpita con un fucile da suo fratello di 5 anni. Sembra irreale eppure è veramente accaduto a Buskerville, nel sud del Kentucky, USA. Il fratellino della povera Caroline, mentre la mamma era uscita in veranda per alcuni lavoretti domestici, ha impugnato il fucile, ricevuto lo scorso Natale, è cliccando sul grilletto dell’arma ha fatto fuori la sua sorellina. L’arma incriminata è un “Little Crickett”, che dall’azienda produttrice viene definito un giocattolo, pubblicizzandolo con lo slogan “il mio primo fucile”. La cosa sconvolgente, oltre che un’azienda produca certi aggeggi, è che una mamma e un padre regalino un’arma al proprio bambino. Il portavoce della polizia ha dichiarato che in quelle zone degli Stati Uniti, questi tipi di armi sono molto diffuse. Ebbene si,  Il Secondo emendamento della Costituzione statunitense garantisce il diritto di possedere armi ai singoli cittadini, dichiarando legale l’uso di armi da fuoco anche magari, come in questo caso, ad un bambino minorenne. Questo emendamento è stato inserito durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, visto che l’unico strumento che gli Statunitensi avessero per difendere territori, case e famiglie era quello di possedere un’arma. Non possiamo più permettere, nel 2013, che armi, cioè strumenti che sono stati creati con lo scopo di ferire e uccidere siano dati in mano a chiunque. Bisognerebbe abolire questo emendamento, che legalizza la violenza e che darà vita ad atti come, anzi molto probabilmente, peggiori di questo.